La ballerina adesso sta danzando.

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ellie 2013

….. “la ballerina adesso sta danzando,
la danza del perdere ciò che possedeva….” (cit.Gabriela Mistral)

dentro di lei si sta combattendo una guerra,
colpi di cannone le scoppiano in petto,
il cuore sussulta ad ogni battito,
il cuore è un tamburo impazzito
le toglie il riposo, le strozza il respiro
gli occhi tradiscono una preoccupazione
non compresa.
Quando l’entusiasmo ricompare per piccoli istanti, per una palla in mano ai bambini, per un cane che passa da tenere al suo posto, se il tuo umano compare sulla porta di casa, allora il cuore farfuglia, sbaglia i colpi, perde il ritmo.
Il mostro che lo abita, che lì si è insediato senza permesso, abbarbicato e cresciuto in sordina, sta spadroneggiando senza ritegno.
E tu crolli a terra, morta, col cuore che sbalza fuori dal petto, in cerca di sangue, in cerca di ossigeno, in cerca di vita.
È iniziata la danza,
la danza del perdere tutto.
Con quel mostro vorace che si prenderà tutto quanto.
Da qui a pochissimo.
Non avere paura, danzo anch’io con te, è una danza a due la nostra, come sempre. Non avere paura.
Ti accompagno fin dove c’è luce. E oltre.

Xmery.

L’Orto Giardino 2017: Work in progress.

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Ecco in un baleno, dopo un febbraio sempre troppo breve e truffaldino, arrivare marzo. Il mese in cui riorganizzare in fretta le idee, in cui azzardare progetti e lanciarsi per partire con nuove imprese.

Dopo il successo dello scorso anno, come potevo abbandonare l’idea delle casse coltivate nel giardino condominiale? No di certo…anzi, ne aggiungeremo una in più e saranno sei. Direi di accantonare per un attimo la produzione di peperoncini (con tutto quello seccato lo scorso autunno direi che possiamo andare avanti e raggiungere la vecchiaia! :-D) e di provare con le orticole vere e proprie!…Quindi avanti tutta con zucchine, melanzane e pomodorini …i classici dell’orto padano! Direi di mettere anche le erbette verdi per il soffritto, carote, sedano e prezzemolo …che mi ricordano i primissimi miei tentativi di bambina ai fornelli! Rapanelli e cetriolo per le misticanze estive, da aggiungere all’insalata, sì! Ecco, anche l’insalata allora….. Che manca ancora nel mio orto immaginario? Ci sono: una pianta di rabarbaro!….Lo sogno da anni ormai e non c’è verso di trovarlo da noi!…Bene, allora lo coltivo da me!e  sulla forca i fruttivendoli svogliati! 😀 (che “è troppo costoso, è difficile da trovare, no non lo teniamo”…)

Poi aromatiche a gogò, il basilico non deve mancare  (e in terra ho appurato che prospera in modo svergognato! :-D) l’erba Luigia neppure, irrinunciabile il suo aroma limonoso, la Maggiorana è sopravvissuta all’inverno insieme alla Rhuta, spero ritorni il Macaone a farmi visita! La Mentha, in tutte le sue varietà, ha preso definitivamente possesso del terreno, vedrò quanta tenerne dentro alle casse (forse negli angoli) e col resto farò nuovi vasetti. Anche il Timo sembra sopravvissuto, sia quello argenteo che quello verde.

E poi fragole, fragole a non finire, moltiplicatesi per stoloni dallo scorso anno…voglio mangiarne a sazietà inaugurando maggio!

Mi serviranno poi piante amiche, il falso Incenso per non morire sotto i morsi delle zanzare a luglio e agosto, Tagete e Calendula per difendere le orticole dai parassiti …e fiori attira farfalle!

Ecco, l’Orto Giardino ha preso forma della mia immaginazione… 🙂

E ora, tiriamoci su le maniche e cominciamo!

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Torta soffice col residuo della frutta centrifugata.

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Esperimento. Che fare quando devi ripulire la centrifuga, appena ti sei bevuto un fantastico succo di arancia, mela, carote e zenzero?….Devi prendere una decisione spinosa: o buttare tutto lo scarto di fibra che si è formato spremendo la frutta (e per lo più, a casa mia, ciò che rimane ha sempre quel maledetto bel colore arancione squillante,… che non è una faccenda da sottovalutare! :-D) oppure farsi venire un’idea, una qualsiasi pur di non sprecare quelle frattaglie vegetali, che ora nella frenesia di decidere il da farsi, diventano fonte preziosissima di ogni immaginabile sostanza benefica… 😀

Così è nata questa torta! Partendo da una ricetta ben collaudata, aggiungendo, togliendo, bilanciando…..e il risultato è stato ottimo!…un colore giallo intenso come solo una Carrot Cake, ma un sapore e una fragranza da torta preziosa, mica un ciambelline scialbo da “tut i dé”! 😉  Da rifare rigorosamente dopo ogni centrifugato…(che se i succhi ti depurano, poi ci vorrà pure un modo per rientrare nel range! :-D)

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Il mio Orto Giardino.

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E’ con una certa emozione che apro questa nuovo capitolo di coltivazione, …proprio io che avevo giurato che mai avrei speso le mie energie, il mio tempo e la mia creatività per coltivare …. ortaggi? quegli stupidi cosi senza bellezza, senza poesia, al servizio di un unico infimo scopo: …essere mangiati, buttati in pentola e poi in pancia.

Sarà che gli esempi di coltivazione che avevo davanti non sono stati particolarmente felici. L’orto da sempre mi ricorda quei personaggi che vi si dedicavano con alacre tenacia, pieni di contadino orgoglio, ma con altrettanta irremovibile ottusità. Ottusità nel capire, fastidio alle mie domande sui perché, incapacità di insegnare, aridità nel raccontare…. Ogni mio tentativo di accostarmi a quel mondo veniva rimbalzato indietro.

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Risotto, salsiccia e Gutturnio.

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P1140764 xmeryQuesto riso, forse un po’ autunnale per essere messo tra le ricette di aprile 😀 è stato in realtà provato un po’ per caso in novembre, aggiungendo del vino restato in frigo alla tradizionale luganega nel risotto. Da noi il vino non va. Non piace. Neppure a pasto, quando l’universo intero ti consiglia di berne almeno un bicchiere ché fa bene a tutto.

Per questo preciso motivo, il successo strepitoso che ha avuto questo riso al vino rosso rende la ricetta tanto preziosa quanto meritevole di essere postata. Del resto, stiamo continuando a replicarla, insistentemente, dall’autunno ad ora 😀 preferendola a ben più fresche insalatine primaverili!

 

Ingredienti per 3 ps:

 

240 gr. di riso per risotti Carnaroli (o Arborio)

500 gr. di luganega di suino

250 ml. di vino rosso Gutturnio

Olio, sale, burro

 

Procedimento:

 

Togliere la pelle alla salsiccia e metterla in padella senza altri condimenti, schiacciandola un po’ con la forchetta per renderla meno sferica e far sì che rosoli su una superficie più ampia (a noi piace che faccia la crosticina, tanta, sia da una parte che dall’altra… 🙂 ).

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La fiamma deve essere media perché arrivi a cuocere perfettamente anche dentro. Lasciare in padella tutto l’unto che si è sciolto (ne guadagnerà il vostro colesterolo!) e tagliate la luganega bella rosolata in piccoli pezzi. Io uso le forbici e una forchetta, per non scottarmi e non sporcarmi le mani.

Nel frattempo mettere il riso a tostare in un’altra padella, con 2/3 cucchiai di olio e.v.o. Quando il riso sarà trasparente, cominciare ad aggiungere brodo vegetale (io uso sempre acqua e poco sale) e a metà cottura la salsiccia a pezzettini. In ultimo, 5 minuti prima della cottura, il vino.

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Mantecare infine, a fuoco spento, con una bella noce di burro (ma non voglio addentrarmi su questo argomento spinoso… :-D..la mantecatura per me ha ancora troppi punti oscuri!…aahhahah mai una volta che azzecco il punto giusto della famosa ‘onda’!….boh…).

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Xmery.

Oidio (mal bianco).

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E’ forse la malattia più comune delle nostre piante agli inizi del caldo primaverile (soprattutto le rose ne sono puntualmente infestate quando la temperatura si aggira sui 20° e metti caso, tranquilli che succede sempre, piove. Ecco, il primo vero caldo in combo con situazioni di umidità è la culla di gestazione per questo fungo. Compare la malefica polvere bianca sulle foglie, che poi si accartocciano e seccano.

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I primi sintomi sono piccole e sporadiche macchie bianche, rotondeggianti, ma se l’infestazione man mano si allarga, la polvere grigio-biancastra si spande pian piano su tutta la foglia,

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anche sul retro, così come i gambi, i boccioli o i frutti. Già, perché ne sono colpiti anche la vite, il melo o gli ortaggi come pomodori o cucurbitacee. Le piante erbacee sono le più vulnerabili perché non hanno parti legnose che possano sopravvivere ad attacchi gravi di oidio, che così porta alla morte di tutta la pianta.

Le foglie nella foto sono di un piccolo Acer negundo, nato da seme, portato da qualche uccellino nei vasi del mio giardino. E non so ancora se ce la farà.

Il trattamento a base di zolfo ha solo un effetto preventivo, va fatto in primavera, e deve colpire tutte le parti da proteggere: superficie fogliare superiore, inferiore e i gambi.

In caso invece di patologia già conclamata, si deve ricorrere a specifici antifungini (detti anche anticrittogamici) contro l’oidio, che sono in grado di bloccare le infestazioni in atto e devitalizzare i miceli insediati.

Importante: essendo un fungo, non serve a niente dare l’insetticida.

Oidio o Mal bianco-Wikipedia

Xmery.

Portavaso da appendere lavorato all’uncinetto.

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Metti una Hoya da traslocare in posizione più luminosa, in sala sul vetro a est, metti un marito che ti costruisce e ti monta l’asta a cui appenderla, ma ti manca il vaso coi ganci (di travasarla manco a pensarci!)….eh,….ci pensi da giorni e poi metti una sera particolarmente fervida di immaginazione e creatività!….Zac! Ecco l’idea giusta! Detto fatto! In un paio d’ore, davanti alla tv….Con materiale improvvisato 😀 e discutibile, ma funzionale allo scopo, e ora la Hoya è appesa! 😉

Occorrente:

-un rotolo di spago per legare gli arrosti trovato per caso dentro al cassetto in cucina 😀

-un uncinetto n° 4 (tenendo il punto molto lento)

Procedimento:

-10 catenelle, chiudere ad anello;

6 catenelle, 1 p. basso (puntando l’intero anello sottostante) fino ad ottenere 8 archetti che formano una specie di margherita;

10 catenelle, 1 p. basso (puntando dentro ad ogni archetto sottostante)…si ingrandisce la nostra margherita;

10 catenelle, 3 mezzi p. alti (puntando dentro ad ogni archetto sottostante)…la margherita è sempre più grande…ora potrebbe essere una dalietta!….ahahahha;

10 catenelle, 3 p. bassi (puntando sempre dentro ai nostri 8 archetti: tali sono rimasti, giro dopo giro);

20 catenelle*, 4 catenelle chiuse ad anello con un mezzo p. basso, altre 20 catenelle*, 1 p. basso (puntando dentro a un archetto sottostante) 10 catenelle, 1 p. basso (puntando nell’archetto successivo). Staccare il filo e riprendere il lavoro all’altezza dei piccoli anelli in alto.

6 p. bassi a riempire l’anello sottostante, 2 catenelle, passare all’altro anello fino a rinforzare tutti i 4 anellini;

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10 catenelle, a formare un unico anello finale di aggancio, da fermare sul lato opposto del lavoro.

*) se si vuole ottenere un portavasi più lungo, che penzoli ancora più giù, aumentare il numero delle catenelle qui* e qui*.

NB. Il bello di questo sistema, rispetto ai classici vasi in plastica con i tre agganci, è che qui ci sta sotto anche un bel sottovaso capiente, non come quelli ad incastro (che se c’è troppa acqua trasbordano e l’acqua cola a terra) e che permette di valutare se e quanta acqua è rimasta sotto.

Sono molto soddisfatta. 😉

Xmery.

Alta Velocità Mediopadana.

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‘Fra la Via Emilia e il West’ (cantava Guccini nel 1984) adesso sorge, capolavoro futuristico nel nulla della Val Padana, bianca come una navicella spaziale al sole dei campi, la stazione della linea ad Alta velocità che fa fermata tra Milano e Bologna, a Reggio Emilia, chiamata appunto…A.V. Mediopadana.

Una costruzione che impressiona, noi che siamo abituati al romanico delle nostre Chiese, alla pietra delle Cattedrali e ai colonnati dei chiostri, ai castelli medievali…non siamo avvezzi alla modernità architettonica, noi ci ‘accontentiamo’ di ciò che ci hanno lasciato in eredità dal passato, che siano vecchi poderi tra filari e nebbia o il Battistero in marmo rosa con i racconti esegetici dell’Antelami scolpiti a bassorilievo. Ci fa un po’ strano, di punto in bianco, dal verde dei campi in aperta campagna, trovarci una stazione che sembra dover far atterrare un Ufo, non far partire un treno! 😀 Arrivando dall’autostrada del Sole, all’uscita di Reggio Emilia, già tutta la mia meraviglia l’avevo sprecata per ammirare da vicino Le Vele, i tre ponti di Santiago Calatrava (2007),…costruzioni iperboliche che con il loro stile, non certo da Bassa Padana, miravano a una riqualificazione della zona nord della città, che avrebbe ospitato la linea ad Alta Velocità (inaugurata nel 2013).

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Quando sono poi arrivata alla zona riservata al Parcheggio delle auto, appena dietro Stazione, sono rimasta interdetta da tanta dissonanza… Mentre chiudevo e lasciavo l’auto lì, che potevo essere a una qualsiasi Festa dell’Unità 😀 tra i fossi e l’erba (il Parcheggio è asfaltato, d’accordo, e ci sono perfino le Lettere ad ogni fila! 😀 ) guardavo il verde luccicante del prato a mezzogiorno, sul quale, come un corridoio verso l’Aldilà, si delineava la tettoia asfaltata che collega i passeggeri in arrivo alla Stazione. La vedi appena più in là, che disegna un’onda bianca e perfetta di geometria, in un luogo che non le appartiene, una campagna che l’ha accolta con un abbraccio imbarazzato e cerca di essere all’altezza di tanta modernità, col suo accento largo e pastoso da bassa modenese!

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L’interno rafforza questa idea di discordanza, un interno buio e freddo quanto luminoso e assolato l’esterno, devo togliere e mettere il giubbotto più volte e in senso contrario a quel che ti aspetteresti: l’unico posto adibito all’attesa è infatti all’aperto, con unici posti a sedere su panche gelide di metallo, e non raggiunto dal sole… il garage di casa mia è più confortevole.

Però, ad allietare la tua attesa, e qui abbiamo la riconferma che la classe non è mai acqua, c’è niente popò di meno che….una gigantografia illuminata dell’Ultima Cena di Leonardo. Eh sì, signori miei…. Che non si dica che la modernità non è attenta al passato!

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Cerchiamo di ingannare il tempo prendendo un tè al Bar, ma ahimé anche qui appare subito, come ovunque ormai in questo progetto sempre meno comprensibile in fatto di coerenza e consequenzialità, che dentro ci sono solo due tavoli e solo una decina di posti a sedere!….no ma…veramente?…..neanche al Bar della Stazione del mio paesello!…costringiamo una ragazza che occupava da sola un tavolo da tre leggendo il giornale, ad alzarsi, con gentilezza 😀 e cerchiamo di scaldarci in quel quarto d’ora che manca alla partenza del supertreno, prima di salire al piano sopra che sta nell’altro emisfero, al sole.

Lì, una meraviglia di tecnologia ci fa capire che sì, siamo davvero avanti anni luce! Due binari interni e transennati per i transiti veloci (e per veloci intendiamo 250 km orari! Mica puoi rischiare di farti risucchiare la 24 ore posata a terra! 😀 ) e due più esterni, uno verso Bologna-Firenze-Roma-Napoli, l’altro verso Milano. Mi domando ancora una volta cosa c’entri Reggio Emilia con queste grandi città e cosa mai abbia spinto gli ideatori del progetto a includere questa tappa intermedia nella linea veloce ferroviaria, tanto da costruire dal nulla (e nel nulla!) una struttura del genere, costata la bellezza di 79 milioni di euro (e mentre lo dico ho una leggera vertigine…).

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Poi arriva Italo, col suo elegante color rosso retrò, le scritte dorate e l’aria altezzosa di chi è consapevole della propria superiorità: solo pochi minuti, cronometrati con spietata precisione, per salire e scendere, mica roba da plebe in transumanza! Salgo, penso che tra 2 ore e mezza sono a Roma, e che …ma sì! evviva l’insensatezza!

Xmery.

La furia del cuore.

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Smisi di dipingere, con la consapevolezza che non c’è niente di interessante che resti da dire, quando si è felici. Bene, ora è di nuovo il momento di produrre cose meravigliose.

Rovi fitti che trafiggono nel buio. Notti brulicanti di incubi che prendono vita. Onde truci e gonfie di tempesta che silenziosamente si preparano ad annientarti. Piedi nudi che avanzano ciechi, feriti da sassi taglienti. Spade sguainate luccicanti al sole pronte a tingersi di rosso. Veleni subdoli e letali che azzannano il respiro alla gola. Morsi aguzzi che affondano nella carne senza difese.

La furia di un cuore in tumulto produce cose meravigliose.

GRAZIE, cuore mio, E BRAVO (cit.).

Ma io anelo alla pace, te l’avevo detto, sì? Rinuncio volentieri alla potenza dell’impeto artistico, in cambio di una banale e duratura felicità. Pensaci.

Xmery.