Onion Soup, la regina delle Zuppe francesi (la Soupe à l’oignon)

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È la zuppa per eccellenza per i francesi, ma chissà perché noi la conosciamo quasi esclusivamente con il termine inglese. Misteri della globalizzazione!

Io l’ho assaggiata a Parigi un milione di anni fa e poi ancora a Carcassonne, una magnifica cittadella medievale nel sud della Francia, nel bel mezzo di una giornata fredda e piovosa, che capisci ad un tratto quanto poco romanticismo ci fosse a viverci sul serio, nel Medioevo con le sue mille quotidiane e mortificanti scomodità. Pareva di essere tornati indietro nel tempo per un qualche malefico incantesimo o sortilegio. Una pioggia inattesa di inizio ottobre ha cominciato a battere senza sosta, mescolata alla nebbiolina autunnale, alla lieve oscurità che sembrava calare ancor prima della sera. In una città antica, interamente in pietra e zero richiamo alla modernità, sì, può creare strane suggestioni. Senza ombrelli, senza riscaldamento nei locali nudi, noi privi di abiti tecnici e impermeabili, esattamente come potevano esserlo gli abitanti di quel luogo in un tempo lontano, la Soupe à l’Oignon proposta in una delle sue tante locande, ci è sembrato quel giorno il più amorevole dei ristori. Calda, avvolgente, ricca di sostanza per la presenza aggiuntiva di crostoni di pane e formaggio fuso, può essere un valido piatto unico, come lo è stato per noi.

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L’anima bella del riciclo

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Una coperta a quadratoni.

Avete presente, sì, quel momento, sperato e temuto al contempo, del cambio armadio, vero? Dove insieme alla necessità di fare ordine si insinua ogni volta la consapevolezza che occorrerà fare di nuovo pulizia. Lo detesto, anche se mi rendo conto che porta in sè qualcosa di liberatorio. Eppure è una strana idea di decluttering, la mia. Quando dopo infinito titubare finalmente mi decido a fare spazio, ecco che arriva l’idea creativa che mi frega. Vorrei liberarmi di vestiti, accessori che non uso più da un po’ per poter ricavare nuovo spazio nell’armadio, ma non appena mi cimento nell’impresa, ecco che mi coglie l’estro creativo del riutilizzo. Una tragedia. Perché così immancabilmente finisce che invece di recuperare spazio ne occupo di nuovo, con altri fantastici progetti appena nati, possibili o futuri che siano. E’ una brutta patologia quella del riciclo. 😀 E non se ne esce.

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Ravioli al salmone

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Voglia di pasta ripiena, di primi sontuosi, dalle lunghe e laboriose preparazioni! Quale migliore occasione delle festività natalizie, per cimentarsi in tortelli e ravioli, magari in vesti nuove e inattese? Questa ricetta risulta delicata e al tempo stesso sfiziosa, col suo contenuto prezioso di salmone e ricotta.

L’ideale per fare bella figura in un pranzo elegante, ma senza andare ad appesantire ulteriormente il carico dei bagordi inevitabili di questo periodo. Anche il sugo con cui ho condito i ravioli è tutto sommato sobrio e lineare: salmone affumicato appena passato in un intingolo di burro fuso a bassa temperatura, con un po’ di cipolla ed erba cipollina fresca.

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Una copertina per il mio tritatutto Kitchen Aid

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La planetaria già ce l’aveva. Un pratico cappuccio di tessuto in cotone con tante stelle dorate, che la protegge dalla polvere nei periodi di riposo, quando non la uso. L’ho progettato, tagliato e cucito io, seguendo la forma della mia Kitchen Aid rossa. Adesso che ho preso anche il fratellino piccolo, il tritatutto, dello stesso marchio, anche lui rosso smagliante, ho deciso di regalargli un analogo copritutto, stessa stoffina, stesse stelline dorate. Avevo infatti un rimasuglio dello stesso tessuto usato anni fa, rimasto miracolosamente negli scaffali da sarta, e così sono partita subito con il progetto su carta. Come per l’impastatrice, volevo una forma a sacchetto che seguisse la forma esatta dell’oggetto e da poter fissare nel punto di maggior rientranza, con un  legaccio annodato. Ecco il mio mitico disegno abbozzato direttamente a penna!

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Costruire il picciolo nel pane a forma di zucca

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Deve essere verde, deve avere la forma tipica del gambo tagliato delle zucche, leggermente costoluto e ricurvo. Come costruirlo per rendere perfetta la somiglianza di un pane a forma di zucca?

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Come legare il pane per creare la forma di zucca.

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Per creare un pane con l’effetto degli spicchi un po’ rigonfi tipici delle zucche tonde e schiacciate (qui la ricetta del pane alla zucca), useremo delle corde di spago alimentare (quello che si usa per legare gli arrosti di carne).

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Halloween: pane alla zucca o zucca di pane?

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Da tempo desideravo provare a fare quel bel pane giallo e dolce che trovo sotto forma di treccia nel banco della panetteria. Sarei riuscita a riprodurlo a casa? Sarebbe stato all’altezza di quello che compro spesso e di cui vado letteralmente pazza? Quale ricetta seguire? Quanta zucca mettere nell’impasto? Beh, con l’aiuto prezioso di Mirna Bertazza che mi ha preceduta nello stesso esperimento, mi sono buttata. Sono partita dal versatile impasto Jolly di Fabio Franco, di cui metto il link qui sotto.

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Tarallini dolci all’anice con esubero licoli

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Ho provato anch’io finalmente a fare questi meravigliosi taralli dalla ricetta di Fabio Franco (qui la ricetta originale), che stanno andando fortissimo tra gli appassionati di lievito madre, in quanto costituiscono un modo delizioso di utilizzare l’esubero dei rinfreschi.

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Tarallini dolci con esubero licoli (ricetta originale di Fabio Franco)

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Ingredienti ricetta base (x 1964 gr. di impasto):

900 gr. di farina molto debole*

200 gr. di esubero licoli

320 gr. di strutto o olio

220 gr. di vino bianco

4 gr. di sale

300 gr. di zucchero semolato

20 gr. di semi di anice

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Formatura di un pane a forma rotonda (tipo panettone)

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Ci sono diversi modi per ottenere un pane di forma rotonda. Qui illusteremo quella più semplice, che si utilizza anche per i panettoni: consiste in due pieghe a tre e una pirlatura finale.

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