L’orto a maggio (2020)

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Dopo un mese esatto dalla messa a dimora delle piantine nelle nostre casse, i pomodori la fanno già da padrone. Dopo 15 giorni ho messo già le aste ondulate in acciaio per sostenerle e nell’ultima settimana si sono proprio alzate ed allargate tantissimo, tanto da farmi come sempre pentire del poco spazio lasciato tra una piantina e l’altra, nonostante all’inizio sembrassero rade e la cassa così spoglia! E’ avvenuta la fioritura e i primi fiori stanno già fruttificando. Aspetto una produzione abbondante!

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Sto togliendo nel frattempo, la miriade di micro piantine che stanno crescendo sotto, prima che le piante principali nascondano tutto ciò che c’è sotto e di ritrovarmi in una “selva oscura” di pomodori allo sbaraglio!

Anche nella prima cassa a sinistra, dove lo scorso anno c’erano i peperoncini, stanno nascendo i semi delle vecchie colture, ho visto i primi cotiledoni a foglia nera, del mio amato e piccino Capsicum annuum ‘Violetta’ e l’ho lasciato lì, a fare il suo percorso, nonostante sia in enorme ritardo per arrivare a fiorire e fruttificare.

Anche i piselli (di cui sto osservando gli sviluppi, non avendone alcuna esperienza) stanno crescendo in altezza e hanno avuto bisogno al più presto di un sostegno a cui avvinghiarsi coi loro viticci arricciati, perché tendono a coricarsi e piegarsi a terra immediatamente.

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Ho visto oggi, a un mese esatto di distanza, i primi fiori, bianchi, proprio carini.

Li tengo innaffiati, poco e ogni giorno, tranne in occasioni di qualche temporale (ma com’è che piove e tuona adesso come se fossimo ad agosto?!).

L’Erba Luigia (Aloysia citriodora) è già triplicata e ha formato un cespuglio che  sgomita con il datterino che le ho messo come vicino di cassa. Non appena la sfiori lei ti risponde odorando di buono, e niente: io la amo!

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La Santoreggia ha finito la fioritura e appare come uno strabordante cespuglione verde e profumato che si appoggia alla sponda della cassa:

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I peperoncini sono stati messi a dimora da due settimane, già in fiore e per quanto riguarda il Jalapeno anche con qualche frutto in via di maturazione. Oggi ho visto due bei peperoncini di Cayenna, ancora verdi ma già belli lunghi e penzolante. E il mio piccolo ‘Hot Lemon’ coi suoi bellissimi fiori bianchi e maculati di verde pallido.

Il basilico viola è stato smangiucchiato da qualcuno di molto maleducato e invadente, ma spero si riprenda, invece il basilico verde sta crescendo che è una meraviglia.

Il prezzemolo è cresciuto così velocemente nelle giornate di pioggia al punto che ho dovuto tagliarne gran parte e ho deciso di farne una salsa verde e cruda come contorno alle uova sode.

Il cespuglio di Elicriso (Helichrysum italicum) sta diventando negli anni sempre più invadente nella cassa, nonostante una feroce potatura su un lato per far posto all’Habanero Orange, lo scorso anno.

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Adesso, dopo un mese di lenta preparazione, è ormai pronto a fiorire coi suoi boccioli giallo oro sul meraviglioso fogliame grigio dal profumo di liquirizia. Un anno ci feci il famoso liquore tipico sardo, mi divertii a raccogliere i fiori e vedere in infusione l’alcol diventare giallo oro, ma essendo astemia, lo assaggiai soltanto con la punta della lingua, il resto lo regalai.

La crescita dei Nasturzi è stata velocissima! In poco tempo la piantina ha fatto cespuglietto, producendo grandi foglie a forma di Ninfea e meravigliosi fiori gialli, arancio e rossi. Abbiamo provveduto così alla prima raccolta, per insaporire una insalata verde: quel sapore di crescione, leggermente piccante mi mancava, ricordo dell’estate scorsa!

Per il resto è tutto: l’acero cresce bene, le infestanti resistono alle mie occasionali incursioni sterminatrici, il prato seminato a fiori procede a passi svelti, crescono foglie e piantine in gran quantità (io ho il sospetto che mi sia nata una quantità industriale di Borragine (Borago officinalis) che dovrò presto diradare in preda alla disperazione, ma sospendo il giudizio per scaramanzia! 😀 ). Al prossimo aggiornamento!

Xmery.

Come formare i panini rotondi.

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La fase della formatura, quando si panifica, è una delle più delicate, che richiede sapere e manualità. Le nostre nonne lo facevano senza aver fatto corsi e studiato libri, imparavano dalle ‘resdore’ più pratiche e anziane e diventava un saper fare automatico. Se gli chiedi di insegnarti spesso non sanno spiegarti e ti dicono semplicemente “Si fa così”.

Noi nuove generazioni invece ci dobbiamo industriare, cercare video su youtube e cercare di carpire i segreti di un’arte antica.

Proviamo a vedere come si fa.

Innanzitutto formare il pane non vuol dire solo dargli una forma: filone, pagnotta, treccia, baguette, eccetera. La formatura è una fase delicata perché ha un significato molto più importante.

Ora che il nostro impasto è ben lievitato, gonfio di gas, deve essere rimaneggiato con cautela, affinché i gas si distribuiscano in tutto il pane in modo il più uniforme possibile.

In genere si parte da una preforma (diversi giri di pieghe) e poi si dà al pane la forma definitiva, in questo caso quella di un panino piccolo.

In questa ultima fase si deve cercare di stringere il più possibile il panetto su se stesso, con pieghe strette e concentriche che vanno a ripiegarsi tutte verso il centro.

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Pane arabo a lievitazione mista.

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Aiuto! Mi serve il pane per domani ed è già sera! Il licoli è pronto, ma non c’è tempo per una lunga lievitazione. Che faccio? Proverò il pane arabo, quelle meravigliose pagnotte schiacciate e gonfie, che dentro hanno una fantastica sacca vuota, tutta da imbottire: esatto, la tipica pagnotta da kebab!

E allora via, al lavoro! Se mi aiuto con una piccola aggiunta di lievito di birra (che mette la lievitazione in corsa!) in poche ore avrò il pane per domani.

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L’orto che rinasce (2020).

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Ogni anno vedere le mie casse di orto rimesse a nuovo, organizzare la nuova stagione produttiva, ha un fascino unico, un misto di entusiasmo e fatica che mi rivitalizza. Il clima mite primaverile poi riesce a rendermi estremamente piacevole anche il sudore. A marzo si comincia a dare un’occhiata giù, per vedere dopo l’inverno quante erbacce sono cresciute, una volta che le temperature si fanno più miti. Poi ci si prende coraggio e si procede a togliere tutto ciò che non è gradito, le maledette infestanti che si insinuano ovunque. Questo passaggio è importate, se non si vogliono usare prodotti chimici ed io ci tengo a raccogliere verdure davvero bio.

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Salsa jalapeno rosso in agrodolce.

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Mi è piaciuta molto: verdure, zucchero, e aceto a dare il contrasto, tra acido e dolce, con una bella sferzata di piccante finale. Il colore resta rosso acceso, la cottura è veloce e non ne altera la bellezza. Ottima sui formaggi, con i lessi e (forse, devo provare…) anche sulla carne grigliata. Stasera l’abbiamo inaugurata con patate e cipolla rossa di Tropea, stufate in padella. E direi che il risultato è stato ottimo.

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 Change the world -My sun and stars (2018)

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Questo motivetto orecchiabile mi ha preso già alle prime, poche battute ascoltate in tv nello spot della Coop di questo inizio 2020: una bella voce, acutissima come se ne sentono poche ormai, quasi da coro in chiesa, sottile e intonata. Ma ancor di più, bellissimo l’accompagnamento con l’akulele, che rende dolce e credibile un messaggio talmente innocente che rischia la banalità.

Lei è Emma Patterson, uno scricciolino di donna che sembra uscita da un pomeriggio della mia infanzia immaginata: outfit da quotidianità spinta, il mare, un cane, due cani, un sorriso da regalare a qualcuno dietro alla camera e un suono tra le dita che segue i tuoi passi. What else? Io ce la vedo, una vita così.

 

Testo:

I wish I

could touch the sky
Reach the clouds

and make them drift on by (=e farle andare in giro vagabondando)

The sun would shine

all through the night
And it would leave

the darkness all behind

Whatever it is they say, that I can’t do
It is only up to me to make it all come true

So let’s change the world today
Let’s make it better in every way (=facciamolo-diventare-migliore)
Let’s change the world today
Come on and let’s not wait another day
Let’s just change the world today

I wish I

could make you smile
And while you do,

I would hold on time (=fermerei il tempo, mettendolo in attesa)

And then you’d be happy everyday
No worries left to ever cross your way (=a sbarrarti la strada)

So maybe it’s only our point of view
That we need to change, that’s what we need to do, it’s true

So let’s change the world today
Let’s make it better in every way
Let’s change the world today
Come on and let’s not wait another day
Let’s just change the world today

It’s gonna get better if we just try
No matter what comes, no question why (senza per forza un perché)
So it’s up to us to lead the way, so let’s change the world today (=aprire la via)

Xmery.

La fritèda coj sigòli (frittata con le cipolle).

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Questo piatto, povero, antico, che mai avrei pensato di annotare tra le ricette del mio blog, per quanto appare semplice e intuitivo, è invece un vero scrigno di sapere tramandato. Vale la pena di riscoprirlo e imparare a farlo a regola d’arte, senza errori, perché il profumo che si sprigiona in cucina quando la frittata sfrigola in padella è una esperienza indimenticabile.

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Pane girasole di Carmen Sita.

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Questo meraviglioso pane, che anticipa l’estate e i suoi colori, è il frutto di un’idea di una utente del gruppo fb ‘La pasta madre liquida e i lieviti naturali’.

Seguendo l’evento da lei organizzato, insieme a Serena Giovannini, ho potuto realizzare questa creazione molto scenografica, che richiede appena un po’ di dimestichezza con la panificazione, ma soprattutto una certa manualità per la formazione dei petali del fiore.

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Pasta e briciole.

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E’ un piatto estivo, che pur nella sua estrema semplicità ha davvero un gran carattere: un sapore intenso unito alla freschezza del pomodoro crudo, con quel tocco croccante che mi fa impazzire più di ogni altra cosa! Da fare, rifare, e rifare,… senza stancare mai. Noi lo abbiamo scoperto da poco, e per caso, ma ne siamo rimasti stregati. Lo metto senza esitazione nella top ten dei  piatti che preferisco, nel mio blog non può mancare la ricetta.

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Un cuore impavido dentro a una bimbetta piccola.

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Un coraggio da leone, dentro al cuore piccolo piccolo di una bimbetta di pochi anni.

Ricordo quel giorno grigio di nebbia in un grigio novembre, io e il mio cappottino di lana grigia. Mi domando come si possano uccidere i sogni con un cappottino senza colori, in bianco e nero.

Vedo i capelli tagliati senza amore. A volte con rabbia. Presi tra le mani senza compassione e mozzati da forbici senza pietà.

Ricordo quel pomeriggio, anche se vagamente. E ricordo che chi mi scattò quella foto mi chiese di salire sul traliccio, e io lo feci. Per sfida, per allegria, per fiducia.

Ricordo quel luogo, allora spoglio di case e di tutto, solo campagna e fumi di nebbia, con la ferrovia che correva proprio a fianco, sovrastando le nostre voci ogni 5 minuti. Ma non mi ricordo perché eravamo lì, solo il mozzicone di quell’attimo, sul traliccio per fare la foto.

Guardo i sandali (blu) che indosso e mi domando se avevo freddo. Forse no. Ai bambini basta un momento di gioia per non sentire più il freddo. Ricordo però l’odio per quel cappotto, orribilmente grigio. Indossarlo era un tormento, una tortura a cui mi dimenavo come dal fuoco che brucia la pelle.

Poi vedo i miei occhi, gli stessi di adesso. Che irrompono in una risata irriverente dal ghigno beffardo, abbarbicata a quel palo che mi aveva portato a guardare tutto da un’altezza vertiginosa. Mi tenevo stretta stretta, con le manine incrociate, e non avevo paura. Mi sentivo forte e fiera del mio ardire.

Un piccolo Master &Commander che per un attimo aveva il timone tra le sue mani, invece che in mani altrui.

Sono felice che quell’istante sia stato fissato e immortalato, perché lì c’è l’essenza del mio essere. Quella fiammella di ribellione, di ostinata caparbietà a voler vivere, nonostante tutto. Una caparbia ostinazione a cercare, chissà dove, la felicità.

Un cuore impavido, che a vivere ci vuole coraggio e a sognare ancor di più. Un cuore da guerriero, dentro a una bimbetta piccola piccola.

Xmery.