Canzoni che accompagnano gli Amori.

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La musica ci ispira, a volte ci riporta indietro nel tempo, a volte ci fa volare altrove. Certe canzoni passano dopo averci tenuto compagnia guidando in auto, per una sola stagione, altre si incastonano nel cuore perché quella frase in quel preciso momento sembrava parlare proprio di noi, in una perfetta e sconvolgente coincidenza coi nostri vissuti più segreti. E rimangono a emblema di quel momento, di quel pensiero, di quella nuova consapevolezza. Sopravvivono al tempo e alle hit. Solo per noi. Diventano parte della nostra storia, come le foto appiccicate negli album.

Una canzone per ogni amore trovato, e per ogni amore perduto. Musiche e parole che risuonano dentro, per quella gioia pazza che ti svolazza in petto ad ogni incontro di anime. E canzoni per le lacrime degli addii, per gli amori finiti, traditi, o da cui fuggire perché fanno solo male.

Ci vorrebbe una compilation di canzoni per la propria vita. Quelle che hanno preso significati che vanno oltre le intenzioni, significati solo nostri.

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Primo pane dell’Anno Nuovo, con eccedenza di li.co.li.

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Dopo aver a lungo trascurato il mio li.co.li, che ha trascorso tutte le feste natalizie intristendo nel suo bicchiere in frigo, nei primi giorni dell’anno ho finalmente provveduto a un rinfresco sostanzioso, per rimetterlo in forze. Dopo tre rinfreschi quasi consecutivi, il lievito è stato, ahimè! di nuovo dimenticato fino ai giorni scorsi. Temevo di trovarlo in condizioni pessime e di dover fare interventi miracolosi per rimetterlo al mondo, invece….sotto la patina aranciata in superficie, si è rivelato esserci ancora un bel composto bollicinoso. Inoltre ho notato che il livello dopo una decina di giorni era ancora fermo al raddoppio, non era collassato.

Bene, fermo restando che ora gli serve una bella rimessa in moto, non mi sono tuttavia sentita di buttare l’eccedenza come faccio di solito.  L’ho usata per fare una pagnottella improvvisata, così, di prova e senza pretese, con l’aggiunta di pochi grammi di lievito di birra per dargli una spintarella. Inoltre ho finalmente inaugurato il periodo di sperimentazione della pentola per il  pane. Per ora userò la mia, in cotto, con coperchio. Poi vedremo se procedere con un acquisto più importante, una pentola in ghisa.

La prima cosa che ho notato sono i tempi che (col mio forno tradizionale che non va oltre i 250°) aumentano di parecchio: cottura più lenta quindi, e crosta molto croccante, che io adoro. L’interno, pur essendo ben lievitato e il pane risulti leggero, non è alveolato a buchi molto grossi, e la colpa credo sia mia: ho fatto poche pieghe, solo un paio. Sono stata piuttosto frettolosa e non ho insistito: questo ha creato una alveolatura piuttosto fine e omogenea, così come pure un pane non troppo alzato in verticale.

La farina 00 era l’unica che al momento avevo a disposizione e ho usato quella, anche se non è il massimo per un lievito un po’ fiacco che come prevedevo ha avuto bisogno di tempi lunghi per alzarsi. Ma ce l’ha fatta comunque, con l’aiuto di una incordatura ben curata e prolungata, e di una idratazione non eccessiva. La farina 00 infatti ha in genere una forza non ottimale per le lunghe lavorazioni (quella che ho usato io, della Spadoni, ha una percentuale di proteine pari a 9,5%…poca) tende ad abbassarsi col tempo, anche se il lievito fosse pimpante. Occorre quindi aver una incordatura perfetta, in modo che le poche proteine presenti formino una maglia glutinica ineccepibile, in grado di fare tenuta. Anche l’acqua è un altro elemento che fa resistenza, rende l’impasto pesante e più difficile da trascinare verso l’alto. Quindi anche se io amo i pani ad alta idratazione, in questo caso (sempre per ovviare ad un lievito un po’ debole) ho scelto una idratazione media, al 60% ottenendo un impasto un po’ più corposo di quelli che lavoro di solito.

A sorpresa, senza neanche crederci troppo, ne è risultata una pagnottella croccantissima, ben lievitata, dal saporino appena appena acidulo tipico del lievito naturale. Non ho resistito e l’ho tagliata a metà in piena notte, per valutarne l’interno e….vabbè, me ne sono mangiata una fetta così, ancora calda, alle quattro, mentre un profumo irresistibile inondava tutta la cucina! Le notti del fornaio!  😀

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2018…è stato un piacere, a mai più.

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Anno particolarmente faticoso, questo che sta per finire. Lo saluto con sollievo, ancora col fiatone.

Cominciato con tre mesi di immobilità talmente snervanti da sembrare eterni, a seguire un infortunio che ha fatto tremare la terra sotto i piedi. Un amico se ne è andato da pochissimo lasciando vuoto e sgomento con una stretta alla bocca dello stomaco. Questo Natale che per la prima volta non ne vuole sapere di festeggiare. Luci poco credibili, felicità stentata e a smozziconi.

Ci sono state anche cose belle, certo. Un nuovo cane arrivato a riempire la vita di nuove significati, un nuovo lavoro apparso all’orizzonte, nuove buone amicizie, nuovi assetti familiari all’orizzonte.

Rinunciato a viaggi e vacanze, ma fatte tante piccole e brevi tappe esplorative, in linea coi nuovi impegni. Accantonato un progetto, ma forse solo rimandato. Danzando in bilico tra tenersi a galla e spiccare il volo. Tra sopravvivere o soccombere alla vita. Tra sognare o ammettere la propria sconfitta.

Un anno altalenante di voragini mai sanate e piccoli fiori selvatici cresciuti al bordo del cratere.

Di incertezze e inaspettate sorprese.

Ti aspetto, Nuovo Anno. Vita, vita, vita. Ho disperato bisogno di vita e nuova linfa!

 

Sogni di latta –Renato Zero (dall’album Zerolandia-1978)

Sortilegi e stregonerie

finti maghi e false ideologie

dei miei giorni più non sono il re

mentre il tempo scivola su me

 

Sguardi vuoti senza più realtà

nei silenzi di chi si è arreso già

fermati con me

forse insieme a te

salverò quest’anima che da salvare è

 

Dipingi un sole se puoi

le stagioni, il mare, il vento e noi

dammi una stella che non sia

solo un satellite ma la stella mia

 

Dimmi che ancora crescerò

anche se sono di latta i sogni che ho

 

Chi può dirmi se il mio cuore va

per impulsi, elettricità

se la mente intatta è quella mia

o il prodotto di una batteria

 

Dipingi un cielo che non sa

che cos’è la radioattività

un fiore rosso che mi dia

il suo profumo e di plastica non sia

dimmi che ancora esisterò

anche se sono di latta i sogni che ho

 

Dipingi un sole se puoi

(sì che lo puoi!)

le stagione, il mare, il vento e noi

dammi una stella che non sia

solo un satellite ma la stella mia

 

Dipingi un uomo se c’è

che non porti la morte con sè

e non distrugga gli ideali suoi

spacciando borotalco ai figli tuoi

Pagnotta con Lievito Madre (solido).

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Riprendo a panificare dopo tanto tempo. E’ passata l’estate, poi anche l’autunno, presa da altre mille cose, è arrivata la fine di novembre. Finalmente rimetto le mani in pasta, con una ricetta di un’amica, pasta madre solida anziché licoli, e tanti video interessanti di mastri panettieri a fare da spunto e spinta motivazionale.

Da perfezionare ulteriormente, ma ne nasce questa pagnottona: ancora non bellissima esteticamente, tuttavia ben lievitata, leggerissima, con una crosta croccante e alveolatura interna perfetta. Avanti tutta! 🙂

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Due destini che si uniscono (5 dic. 2018)

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blog-ivo e kim-crop 5 dic 2018

-Ivo, se ti va di parlare, lo sai che ci sono, vero?
-Grazie Mery, …Tranquilla, mi rialzo anche stavolta.

Queste le nostre ultime parole. E adesso? Come facciamo tutti senza quella tua sana allegria, quel modo di sdrammatizzare, ed essere forte come una roccia anche nelle tempeste? E di uragani e tempeste ne hai viste tante, tu. Hai sempre guardato avanti, perché ci credevi. Perché ci contavi in quella luce dopo il tunnel. Solo pochi giorni fa, però, hai scritto sul tuo profilo “Si cambia quando comprendi che la strada da percorrere è più breve di quella già percorsa e ti sono rimaste poche stazioni per fermarti ancora”. Chissà se la vita ti è sgusciata tra le mani, tradendoti. Chissà stamattina cosa hai pensato mentre il cuore ti ha tradito.

Io non ti dimentico, Ivo. Il tuo arrivare al parco con Kim, il tuo grande amore. Il tuo incedere sicuro, coi cani al seguito. I tuoi abiti stravaganti che io sempre ammiravo con compiacimento, il tuo umorismo sottile e le sparate filosofiche della sera su fb, le foto con le facce strampalate che mi strappavano un sorriso, la tua bontà d’animo, la tua umiltà nel porti sempre con garbo, con tutti. Le tue chat improvvise che si aprivano con un Ciao Mery, e che altrettanto brevemente si concludevano con il tuo A presto! Ciauz!

Mancherai Ivo, tu forse neanche immagini quanto e a quante persone.
Anzi, manchi già. Il mondo ha perso un pezzo lucente e prezioso, pulito, che forse non sapeva di brillare così tanto, nel suo silenzio.

Xmery.

Richard Bertinet making bread.

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Questo video, suggeritomi da un’amica di blog (grazie Claudia Cadoni!) mi ha mostrato delle piccole gestualità nella costruzione della forma dei filoni, che mi hanno permesso di correggere impercettibili ma sostanziali errori.

Richard Bertinet, panettiere di origini francesi, ci mostra qui dapprima come incordare a mano un impasto ad alta idratazione (da un chilo di farina) con movimenti di stiramento e ripiegamento dell’impasto, capovolgimento sbattendolo sul tagliere, via via fino a farlo diventare sempre meno appiccioso, più liscio e corposo.

Poi, dopo la prima lievitazione, come fare pieghe all’impasto insistendo sulle linee centrali in senso longitudinale, in modo che da una parte si incorpori aria al loro interno, e dall’altra chiudendone i lembi col palmo facendoli diventare i punti di forza centrali della forma. Sempre più ripiegata, sempre più tenace e ricca d’aria al suo interno, reagirà con una forte spinta ad alzarsi verso l’alto.

Da notare la piegatura sempre più minuta in lungo, per formare la baguette. Fatta con il pollice di una mano che tiene spazio al centro e l’altra mano che ripiega e chiude, sulla linea centrale, punto per punto, fino alla fine della forma.

Bellisima l’idea dei tagli con la forbice, veloci, netti, ai lati della baguette, per formare una spiga. Adorabile. Assolutamente da copiare. ❤

Insomma, video da conservare con cura. 🙂

Xmery.

Mentre dormi (Max Gazzè-2010)

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852735361_147321 Mentre dormi xmery

“Mentre dormi ti proteggo
E ti sfioro con le dita…..”

Mentre dormi- album Quindi? (2010) 

Xmery

Mentre dormi ti proteggo
E ti sfioro con le dita

Ti respiro e ti trattengo
Per averti per sempre
Oltre il tempo di questo momento
Arrivo in fondo ai tuoi occhi
Quando mi abbracci e sorridi
Se mi stringi forte fino a ricambiarmi l’anima
Questa notte senza luna adesso
Vola tra coriandoli di cielo
E manciate di spuma di mare
Adesso vola
Le piume di stelle
Sopra il monte più alto del mondo
A guardare i tuoi sogni
Arrivare leggeri

 

Tu che sei nei miei giorni
Certezza, emozione
Nell’incanto di tutti i silenzi
Che gridano vita
Sei il canto che libera gioia
Sei il rifugio, la passione

Con speranza e devozione
Io ti vado a celebrare
Come un prete sull’altare
Io ti voglio celebrare
Come un prete sull’altare

Questa notte ancora vola
Tra coriandoli di cielo…

 

Sta arrivando il mattino

Stammi ancora vicino

Sta piovendo e non ti vuoi svegliare

Resta ancora, resta per favore….

E guarda come vola

Tra coriandoli di cielo…

Oltre tutte le stelle

Alla fine del mondo

Vedrai i nostri sogni diventano veri.

 

Look what you’ve done (Jet-2003).

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Questa canzone mi getta ogni volta in uno struggimento che non so spiegare. Testo piuttosto banale, melodia a dir poco scontata, il video non riesce a trasmettermi niente di niente e perfino il film in cui l’ho sentita più volte (Sballati d’amore-2005) è una commediola divertente e piacevole, certo, che però non è in grado di evocare tanta profondità di sentimento. 😀

Eppure, e davvero non riesco a capirne il motivo, questa canzone tocca in me delle corde nevralgiche che mi risucchiano gettandomi in un turbine di emozioni di perdita, pena e struggimento. Così che mi ritrovo a cantare in silenzio per giorni Oh, look what you’ve done, you’ve made a fool of everyone…senza badare al testo, ma tenendo stretta quella sensazione, come un sassolino di dolore stretto in pugno, che racchiude il suo prezioso, seppur confuso, significato.

Sballati d'amore luna

Sballati d’amore (A lot Like Love) -2005

sballati d'amore 3-crop

Look what you’ve done (Jet- album Get Born-2003)

Xmery.