Spaghetti neri d’estate.

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20180307_211914-crop xmeryQuesto primo di mare, veloce e tutto sommato molto semplice, mi ricorda che siamo ormai in piena estate e posso fingere senza sforzo di essere nella terrazza di fronte a un Bagno in Riviera, invece che in cucina sotto il getto del condizionatore. Benvenuti sogni salvifici! 🙂

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B&B Casa dei Racconti a Ceggia (Ve).

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Abbiamo prenotato  in questo B&B non avendo trovato posto altrove (a causa di un evento che aveva portato in zona gli Alpini, o i Bersaglieri, non ricordo, di tutto l’universo conosciuto). Avevo bisogno di passare la notte in loco e di una struttura in cui ospitassero anche i cani.  Dopo aver telefonato, anche qui mi avevano risposto che non c’era più posto a causa della suddetta calamità. Poi però, per un colpo di culo modello goal al 90°minuto, scopro che on line posso ancora prenotare con Booking, c’è ancora una stanza libera, e per di più una junior suite, a un prezzo più che abbordabile, 101 euro per servizio di colazione e pernottamento. Guardo la struttura, sembra molto bella, c’è una grande piscina illuminata, un enorme parco alberato fuori, tutto recintato, ottimo per poter passeggiare anche col cane. Ottimo. Prenoto.

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Buona Pasqua.

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Quest’anno col suo lungo inverno atteso invano fino a Febbraio inoltrato, di neve arrivata ai primi giorni di Marzo a far rabbrividire le gemme ormai presenti sui rami, questa primavera che si è annunciata con ondate di gelo siberiano all’arrivo del Buriàn, bene,…il 2018 ci sorprende anche con questa Pasqua insolitamente precoce.

Ma non è tutto! La domenica di Resurrezione di nostro Signore quest’anno cade il 1° d’Aprile. Esatto. Poteva esserci una combinazione più comicamente dubbia? Un po’ come se il Redentore, una volta scostata la grossa pietra rotonda che sigillava il suo sepolcro, e mostratosi alle donne che ancora lo piangevano come morto, avesse potuto presentarsi con un ben poco sacro e per niente religioso “Ehilà, signore! Suvvia, era un Pesce d’Aprile!”……. 😀

 

Xmery.

 

Erba calenzuola (Euphorbia helioscopia).

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Questa è stata, ricordo, la prima piantina che attirò la mia curiosità mentre stavo inaugurando la mia nuova macchina fotografica. Era a gruppetti in un prato, uno strano fiore con il suo verde acceso che spiccava sul resto, anche se io non lo avevo mai notato prima di ollora. Lo fotografai, poi ne cercai il nome sul Forum di Giardinaggio che frequento e da lì, credo sia nata la passione per le spontanee che ancora mi porta a chinare lo sguardo camminando, per catturare piccole forme di vita selvatica, cresciute senza l’ausilio di nessuno.

La E. helioscopia sembra che rivolga sempre la sua infiorescenza verso il sole. Viene chiamata anche ‘Erba verdona’ o ‘lataròl’ in dialetto romagnolo.

Infatti tutta la pianta è considerata tossica a causa della presenza di un lattice amaro e appiccicoso che scorre in tutte le sue parti. E’ irritante al semplice contatto cutaneo, tossico se ingerito. In campagna lo si usava per bruciare le verruche. A causa di questa tossicità gli animali da pascolo quando se ne nutrono, come le capre, producono poi latte dal sapore amaro, che resta anche nel formaggio. Il nome inglese per questa pianta mi ricorda proprio questa particolarità: ‘Madwoman’s Milk’, il latte della donna pazza!

Pensare che è una piccola erbacea dall’aspetto così grazioso! Alta da 10 fino 40 cm (ma ci sono anche forme nane) a fusto unico, eretto (ma a volte anche prostrato) e di colore più o meno rossastro.

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L’infiorescenza apicale a forma di ombrella si chiama ‘ciazio’ (che significa ‘coppa da spumante’). Così affascinante in tutte quelle tonalità di verde, da sembrare un insolito e bellissimo fiore, è fatta in realtà di 5 brattee verdastre e lisce, che proteggono i fiori al loro interno. Si tratta di fiori sia maschili sia femminili, che hanno solo gli organi riproduttori, niente di più dell’essenziale. Quando il fiore femminile è impollinato dagli insetti pronubi, si ingrossa il frutto, una capsula verde e liscia a tre logge interne, che ospitano un seme ciascuna. Quando poi la capsula è matura assume una colorazione rossastra su un lato e scoppia, facendo fuoriuscire i semi, di forma irregolare, ovali e rugosi.

Fiorisce da marzo a ottobre e io la ritrovo ad ogni primavera nei prati ancora giovani, insieme alle Veroniche e alle pratoline che annunciano il bel tempo ormai in arrivo.

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Tavola illustrata e spiegazioni del Prof. Dr. Otto Wilhelm Thomè (presa da Wikipedia).

Xmery.

 

 

 

La mia Carbonara.

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Questa ricetta mi fu passata tanto tanto tempo fa, ancora ragazzetta, durante una pausa di lavoro tra colleghe. Una signora con molta più esperienza di me in cucina mi svelò questo “trucco” per rendere il condimento perfetto, a prova di errore (lo sbaglio più eclatante nella carbonara è quando le uova cuociono troppo e fanno quell’effetto frittata …oppure se restano crude L ). L’ingrediente segreto, che peraltro mi è stato vivacemente contestato dai puristi della cucina romanesca 😀 , è la panna. L’aggiunta di questo elemento, non contemplato dalla ricetta originale, consente di avere una crema che a contatto con la pasta appena scolata non raddenserà, ma permetterà ai tuorli di cuocere, pur rimanendo cremosa nella consistenza. Inoltre, non mi lincino i suddetti puristi 😀 , uso indifferentemente guanciale o pancetta. Il primo un po’ più grasso e gustoso, la seconda più secca e croccante. E non metto gli albumi, che vengono qui rimpiazzati dalla panna. E’ senza dubbio una carbonara più ricca di calorie (ma che sarà mai un cucchiaio di panna in più in un piatto che… tra uova, formaggio e pancetta certo ‘n sta agguardà ‘n faccia er salutismo! 😀  😀 ), ma in compenso è sicuramente più leggera e vellutata nel gusto. Io non ho mai più abbandonato questa ricetta,….e a dirla tutta (ora mi faccio davvero dei nemici! :-D) anche dopo essere stata da Felice a Testaccio, beh….non so chi la spunta!

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Il mondo dei cani.

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Cose da cani…. correre l’erba sotto i piedi, affondare nel fango, sospettare una presenza nascosta negli arbusti, sniffare l’aria controvento, la felicità di un ritrovamento inaspettato, chiamare gli umani che sono lì con te per condividere la gioia, senza timore che possano toglierti il tuo ‘tessoro’ …Poi di nuovo correre, e annusare ed esplorare, seguire tracce e sentire in sottofondo il chiacchiericcio di quei due, che non annusano, non corrono, non esplorano, ma non si sa come, sembrano altrettanto felici di essere in questo posto pieno di vita nascosta.
Mondi diversi che possono incontrarsi, in luoghi così. 

Xmery.

Neve e i cani spazzini.

“Neve, sei felice di questo nostro primo tentativo di ‘back to the origins’ alimentare, vero?” …Leggo nei tuoi occhi la soddisfazione ancestrale nel rosicchiare l’aletta di pollo cruda di ieri sera… vedo l’espressione del cane satollo che si fionda nell’angolo più buio della casa per digerire al caldo, preparandosi a una lunga lunga dormita. La natura vera del cane che si risveglia dopo il torpore di anni di crocche artificialmente rese appetibili, sempre uguali, sempre lo stesso crock sotto i denti, mentre il naso ascolta gli odori della cucina, irresistibili e variegati come l’universo. Hai sempre mangiato insieme a noi, ma ora volevo farti provare l’ebbrezza del masticare carne vera, carne cruda e attaccata a un osso, come facevano i tuoi predecessori dopo aver cacciato!

Hai guardato la tua ala di pollo, ieri sera, un po’ intimorita. Si mangia? (o forse era un Ma davvero si può mangiarla? o anche Questa non è come l’arrosto che non si può? 😀 ). Poi hai cominciato a masticare di lato, sforzando sui molari fino a stancare la mandibola, hai ripreso fiato per spostarti sull’altro lato …e tira e molla, un po’ sputa, poi la massima gioia dell’osso che si tritura sotto i denti con quel rumore ovattato dalla polpa che lo avvolge.

Mi sono accorta di quanto seria fosse la faccenda quando, una volta ingoiato anche l’ultimo pezzo di ala, mi hai guardata di sfuggita, mentre il naso continuava a perlustrare il telo sul quale la carne aveva sostato in tutti i tuoi spostamenti, minuziosamente in cerca di invisibili particelle eventualmente rimaste. Un successo, ho pensato. Poi ti ho vista sparire, nella stanza da letto, da sola per non essere disturbata, uscire assonnata al momento dell’ultima pipì notturna e di nuovo fiondarti nella tua cuccia di piumino d’oca, in un caldo abbraccio da pancia piena. Che si sa, le proteine sono lunghette da digerire.
Ti ripresenti solo a pranzo, il giorno dopo, improvvisamente interessata di nuovo agli odori della tavola. Mi stupisco. Hai già un ripensamento? Te ne stai lì, presenza muta e mendicante, con lo sguardo di chi vorrebbe partecipare al convivio, come sei solita fare.
“Neve, e beh? dov’è finito il tuo spirito ancestrale? non è che si è mai visto un cane primitivo correre dietro a due etti di speck affettato fine, nel bosco sai?”
Sguardo interrogativo di Neve che si accende all’istante, con la soluzione al quesito già bell’ e pronta (che neanche anni e anni di esercizi di problem solving): ti vedo schiacciare il culo a terra in un seduto fulmineo, ostentato come medaglie al valore, la testa dritta e protesa in avanti, lo sguardo fiero e consapevole, frutto di sapere antico e un intuito da volpe (più che di addestramento! :-D).
“Non so quale sia il motivo di questa tua improvvisa e immotivata titubanza, umano del branco, ma… io ho fiducia in te e nella nostra relazione. Ho lavorato a lungo per questo, sulla costruzione di una buona relazione, come base per le future richieste, e so che farai la cosa giusta”. (Cinofilia docet! ahaahh)
Sguardo sornione e sorriso appena abbozzato, coda sicura di sè. 😊


Vabbé mi rassegno, …questo NON è un cane wild 🙄….guarda, massimo massimo, 😏 un cane da fattoria, da gatti da rincorrere, mastelle di latte a cui attingere slappando di nascosto e topi da granaio da stanare. Altro che assaporare la preda e addentare il raw coi denti del carnivoro! Altro che ritorno alla naturalità selvaggia pubblicizzata dalle nuove mode alimentari per cani e gatti!

Per compensare il pasto wild di ieri sera, oggi oltre allo speck, ha voluto assaggiare anche la zuppa di legumi con un pezzetto di Parmigiano… e quel tantino di mela che usciva dal ripieno dello strudel ….😁 e bene, peggio di così non si può. Come distruggere un sogno di una umana, che sognava Barf…😂😂😂 

Ma invece di sognare sogni altrui, forse è meglio ascoltare quelli dei diretti interessati! …E i sogni di Neve sono quelli di un “cane spazzino”! forse meno nobile ai nostri stupidi occhi umani e civilizzati, che oggi subiamo il fascino del lupo, ma che trova la sua somma felicità nel rovistare, scegliere, annusare roba trovata in giro e per caso, girovagando qua e là in cerca di qualcosa di interessante. Che apprezza una varietà di sapori che vanno dal marcio carcassa allo strudel di mele, dalla merda fresca di gatto al latte acido di mozzarella, dall’arrosto lasciato incustodito …al cocco fresco-cocco bello assaggiato un giorno per caso, dall’ala di pollo cruda offerta sul telo in sala …al topino stanato scavando a ruspa dopo una giornata di pioggia nel campo.

E i sogni vanno rispettati, quasiasi essi siano. Perché sono la strada maestra che porta alla felicità.

Xmery.

Nota:

Il Cane Spazzino, secondo Coppinger, è il primo modello di Cane ancestrale. Il primissimo discendente del Lupo (Canis lupus) che grazie a una genetica (apparsa per caso, come sempre nelle mutazioni) di particolare docilità e confidenza con l’Uomo, riuscì ad adattarsi a vivere vicino agli accampamenti umani, nutrendosi dei loro rifiuti, fungendo da spazzino appunto. Per questa strana coincidenza ambientale, queste mutazioni genetiche di lupi più miti e senza la solita diffidenza verso i gruppi umani, risultarono vincenti e si crearono una loro nicchia riproduttiva, sopravvivendo con successo ai margini dei villaggi umani, e prosperarono nel tempo, dando vita a una nuova sottospecie di lupo, il Canis lupus familiaris che ha fatto da capostipite a tutte le razze di cani ottenute poi successivamente, con incroci ad hoc, manipolati artificialmente dall’uomo. Ma questa, purtroppo, è un’altra storia…

(contenuti estrapolati dal libro Dogs di Lorna e Raymond Coppinger)

La mia Chiffon cake al limone.

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Ho sentito spesso parlare di questa speciale torta americana, famosa per la sua semplicità di ingredienti, sofficissima e leggera. E’ una ricetta molto particolare, con tante uova montate a neve, l’aggiunta di un po’ d’acqua e il cremor tartaro oltre al normale lievito, che ne garantisce una eccezionale lievitazione. Viene cotta nel tipico stampo altro a ciambella e per staccarla quando è cotta la si posiziona a testa in giù, senza bisogno di burro. La Chiffon Cake può essere gustata così com’è, semplicemente come una merenda, o arricchita da una ghiaccia al limone in superficie se è per occasioni più importanti.

Io però volevo una torta ancora più speciale, che fosse una nuvola di leggerezza, che avesse una consistenza impalpabile e leggera al palato, ma che più che una torta da merenda diventasse un pasticcino per il tè.

Bene, credo di esserci riuscita. Mettendo insieme e pasticciando con diverse ricette, alla fine è arrivata la torta che avevo in mente! La chiamerò anch’io Chiffon Cake, anche se non lo è! ;-D ….perché la mia, è semplicemente più buona! 😀 Il limone si sente tantissimo ed è come una sferzata fresca nell’impasto ricco e sofficissimo grazie all’impiego della fecola. Non resta che provare! 😉

 

Ingredienti:

 

150 gr. di farina 00

150 gr. di amido di patata

300 gr. di zucchero

170 gr. di burro

100 gr. di succo di limone (2 limoni)

6 uova

Buccia dei 2 limoni

1 dose di lievito in polvere per dolci

 

Procedimento:

 

Montare i tuorli con lo zucchero finché non triplicano il loro volume e diventano bianchissimi. Aromatizzare con la buccia dei limoni grattugiata. Aggiungere molto gradatamente il burro a pomata, mescolando delicatamente e alternando le polveri (la farina, l’amido e il lievito, che avrete già miscelato precedentemente) facendone una crema gonfia.

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Procedere con il succo di limone, a piccolissime dosi, per non slegare il burro. Anche se il composto in qualche momento sembra ‘impazzire’ non fateci caso, si sa che burro e liquidi fanno a pugni, ma la farina che aggiungerete man mano assorbirà la parte grassa ed eviterà il formarsi di ulteriori tensioni tra i due!…. 😀

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Per ultimi i chiari montati a neve ben ferma. L’impasto deve essere molto gonfio e spumoso, fate attenzione a non rovinare gli ingredienti che avete montato con movimenti troppo bruschi.

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Mettete in una teglia a forma di ciambella (quella normale, non lo stampo da budino della vera Chiffon Cake!) con carta da forno e infornate a 170°/180° per 50 minuti.

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Deve asciugare bene e lentamente.

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Ecco il risultato! Una pasta a grana fine, morbidissima (mai fu così azzeccato il richiamo allo chiffon!) e con un profumo, ma un profumo……….

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Buonissima, degna di un tè delle cinque all’inglese, altro che merenda UesEi. ;-D

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Xmery.

Consigli per gli acquisti e Amore.

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Ho una naturale refrattarietà ai cosiddetti consigli per gli acquisti, cosicché mi capita di vedere anche per tanto tempo gli stessi spot, senza aver realmente capito cosa si sta pubblicizzando, magari mi soffermo sui dettagli secondari, sulle suggestioni delle inquadrature, sulle musiche, …sono così, un po’ dislessica anche in questo. E’ risaputo che i messaggi promozionali arrivano anche (e forse soprattutto) a livello subliminale, passando sotto al livello di coscienza. Ma a me, proprio no. Non arriva proprio nulla, se non qualche elemento correlato allo spot, sempre marginale, sempre poco inerente.

Non così mio marito. Quando ci troviamo a fare spesa insieme, lo vedo che cerca questo o quell’altro nuovo prodotto, perché la pubblicità lo ha incuriosito, e viene a chiedere a me! A me che l’unico marchio di auto che so riconoscere è quello della Audi perché ha i cerchi come quelli delle Olimpiadi (ah, sono solo quattro? ahahah!…E chi ci ha mai fatto caso!….). A me che i miei biscotti preferiti non so di che marca sono, giuro!…li riconosco dal colore della confezione e dal nome, sgranocchioli, panpucciosi, rotolini, fagolosi, ecc…. A me che per anni ho comperato lo stesso olio, ché lo adoravo, ma tutte le volte che ero al supermercato non ricordavo più che marca fosse! Io sono negata per ricordare nomi, marchi, auto,….figurarsi, se mi ricordo i prodotti degli spot!….per me sono ministorie, punto…cose che succedono, collegate a un prodotto che non ricorderò, quindi non mi do neppure la pena di sforzarmi.

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