…e adulti ottusamente despoti diventeranno.

Riporto questo divertententissimo articolo di Fabiana Sargentini, che con umorismo tagliente descrive l’assurdo strapotere infantile nella cultura del genitore assente/rassegnato/sottomesso.

Xmery.

“Se al ritorno dalle vacanze qual­che amica mi dicesse «voglio fare un bam­bino» le rispon­de­rei ter­ro­riz­zata: «ma sei sicura, non è che pre­fe­ri­sci pre­no­tarti un wee­kend lungo, a Ber­lino, per il festi­val?».

I bam­bini sono sgua­iati. I bam­bini sono capric­ciosi sono liti­giosi sono dispet­tosi. I bam­bini sono invi­diosi rumo­rosi per­ma­losi. Sono acci­diosi, pre­sun­tosi, lamen­tosi. E sono sem­pre figli di qual­cuno, una madre o un padre, che si pro­stra ai loro pic­coli piedi, pre­ziosi discen­denti arro­ganti despoti e duci.
Metti tanti bam­bini insieme per un mese ad ago­sto, tre fami­glie miste — una cop­pia con neo­nato e due ragazze più grandi, una sepa­rata con ado­le­scente inquieto e bimba che gioca con le bam­bole, una moglie con figlia alle ele­men­tari in attesa del marito in città — una casa scal­ca­gnata, un unico bagno, la natura in cam­pa­gna, caldo tor­rido, letti insuf­fi­cienti, litigi ricatti ven­dette cru­deli (come solo i pic­coli sanno archi­tet­tare), gio­chi not­turni tra adulti con­sen­zienti, sha­kera a dovere ed ecco il cock­tail esplo­sivo dell’estate. Que­sta, per sommi capi, la trama di Je déte­ste les enfants des autres (Anne Fas­sio, attrice e regi­sta, 2007) di cui si con­si­glia la visione a chiun­que sia mem­bro di una fami­glia e stia per par­tire in vacanza con amici di prole dotati.

Epi­sodi lam­panti di nevrosi degli adulti pro­iet­tate a bomba sugli infanti: sol­le­ci­tare con­ti­nua­mente i par­goli con prof­ferte ciba­rie– chi è dei gemelli ha sem­pre la testa tra le nuvole non si ricorda mai di man­giare ma al mare, sai, bru­cia tante di quelle calo­rie; dimen­ti­care la spa­na­ko­pita pre­fe­rita e osser­vare la crisi di nervi del novenne abi­tuato ad averle tutte vinte — voce grossa petto gon­fio occhio minac­cioso alla John Wayne, urlo bel­luino in canna; lasciar­gli fare la doc­cia dopo un gelato esa­ge­ra­tis­simo con il tubo fuori nono­stante siano le dieci per farlo smet­tere di fri­gnare come se lo stes­sero macel­lando e, a notte fonda, ritro­var­selo nel letto roto­lante per il mal di pan­cia. Tutti abbiamo pregi e difetti tranne loro, i figli degli anni Due­mila. Ma fatemi ridere.

Se uno è insop­por­ta­bile lo è anche da pic­colo. Se è dispo­tico egoi­sta accen­tra­tore dif­fi­cil­mente da gio­vane sarà stato un tipo sereno. Esi­ste il carat­tere, esi­stono i modelli fami­liari (forse oggi più com­plessi di decenni fa), esi­stono metodi peda­go­gici rego­la­riz­zati in tomi dai titoli affa­sci­nanti (le madri non sba­gliano mai, i no che aiu­tano a cre­scere, il bam­bino con­sa­pe­vole) e poi c’è la vita, il buon senso e la cre­scita paral­lela del rap­porto tra un figlio e un geni­tore (che s’imbarca anche lui in un’esperienza unica per la prima volta, poraccio).

Eppure hanno sem­pre ragione Loro, i mino­renni fasci­sti, vit­to­riosi in ogni campo: il boc­cone migliore, il letto più comodo, l’ultimo posto all’ombra. E io (nono­stante sia una madre) rosico. E mi ribello. Dico basta allo stra­po­tere infan­tile, all’universo bam­bi­no­cen­trico, alla poli­tica onni­vora del Nano-può-tutto! Con la mano alzata sull’ultimo yogurt odo alle mie spalle: «quello è per Rai­mondo!». Mollo la presa e esco a fare cola­zione fuori.

«Dai, pren­dia­molo per i bam­bini» davanti a un coco­mero da 5 chili. Azzardo un «magari ne man­giamo un po’ anche noi geni­tori»: ful­mi­nata imme­dia­ta­mente da una decina di occhi paren­tali. Mi sento sem­pre più soli­dale con Erode.
E di notte, all’oscuro di grandi e pic­cini, svuoto la dispensa, un po’ man­gio un po’ butto (a sfre­gio pure dello spreco), così voglio vedere domat­tina a cola­zione cosa tran­gu­giano quelle ingorde boc­cucce affa­mate.

Aha­ha­hah!!!!! (Ono­ma­to­pea di risata sardonico-diabolica della matri­gna delle favole).”

Fabianasargentini@​alice.​it