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Ogni anno vedere le mie casse di orto rimesse a nuovo, organizzare la nuova stagione produttiva, ha un fascino unico, un misto di entusiasmo e fatica che mi rivitalizza. Il clima mite primaverile poi riesce a rendermi estremamente piacevole anche il sudore. A marzo si comincia a dare un’occhiata giù, per vedere dopo l’inverno quante erbacce sono cresciute, una volta che le temperature si fanno più miti. Poi ci si prende coraggio e si procede a togliere tutto ciò che non è gradito, le maledette infestanti che si insinuano ovunque. Questo passaggio è importate, se non si vogliono usare prodotti chimici ed io ci tengo a raccogliere verdure davvero bio.

Si rivolta il terreno sottosopra e si pulisce tutto con cura e precisione, sfilando anche le radici di ogni singola erbaccia (grazie a dio non è un campo intero e il lavoro è limitato). Un grosso aiuto lo dà la pioggia quando ha appena ammorbidito il terreno, rendendo questa operazione molto più veloce ed efficace. Si aspetta che il meteo metta bassa pressione e il giorno dopo zac! Poi le malefiche ricresceranno, ovvio, in questa guerra sono loro le più forti. Ma non nell’imminente.

Smuovendo il terreno, ho modo anche di togliere le grosse larve di Maggiolino (Melolontha melolonta) che non aspettano altro di mangiarsi le radici delle mie nuove piantine. Lasciando al contrario tutti i lombrichi che vano a fertilizzare il terreno coi loro preziosissimi escrementi.

Ho imparato nel tempo (sì, lo so, parto proprio dall’abc, esperienza zero! :-D) a distinguere le foglie di fragola da quelle dell’implacabile e indistruttibile, quanto apparentemente graziosa e innocua, potentilla (Potentilla reptans): il suo fiorellino giallo e la fogliolina frastagliata a cinque lobi mi ha, a suo tempo, fatto quella tenerezza del principiante che mi ha rovinata. Da lì mi sono trovata ogni centimetro di terra infestata da una pianta fetentissima e strisciante, che fa radici sottili e si estende ramificando in ogni possibile direzione, disseminandosi ovunque col sorriso candido e beffardo sulla faccia.

Ho imparato a sospendere il giudizio su certe piccole piante nate da semi portati dal vento o uccelli, provenienti da chissà dove. Ogni anno trovo qualcosa di nuovo e non si sa mai cosa potrebbe essere.

Mi sono ritrovata insulse selvatiche dei campi, come il cencio molle (Abutilon theophrasti ) che infesta i campi di mais e non ho la minima idea di come sia arrivato nelle mie casse di pomodori!

Sta crescendo da qualche anno, nel bel mezzo della cassa dei peperoncini, anche un alberello di acero, piccolino, delizioso, che credo di aver identificato come un acero montano (Acer pseudoplatanus) ma non avendo mai fatto ancora né fiori né frutti al momento ogni errore è possibile. Lo sto facendo crescere come un piccolo tesoro portato dal vento e, chissà, più avanti, potrei piantarlo in qualche giardino.

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Anni prima avevo fatto lo stesso con un Acero americano (Acer negundo) cresciuto in uno dei vasi in cui stavo coltivando gigli, aquilegie e clematidi. Adesso è ormai un bell’alberello che cresce come un treno e ha sfondato il vaso con le radici per scorrazzare a suo piacimento nel terreno a cui era appoggiato. Dovrò questo autunno decidermi a toglierlo da lì e posizionarlo interra come si deve.

Quest’anno, nella giungla di verde che ha invaso le mie casse, ho trovato una veccia (Vicia sativa) che non c’era mai stata prima d’ora. E’una selvatica infestante, lo so, ma la amo tanto con quel suo fiorellino rosa intenso, i lunghi getti e le foglioline con  a due a due con quel pelino in punta… l’ho tolta a malincuore.

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Lì vicino un’altra piacevole sorpresa: una Nigella damascena i cui semi sicuramente provengono dalla zona a prato in cui l’avevo seminata gli anni scorsi, semi portati dal vento o da uccelletti laboriosi. Sarà azzurra come quella che sta fiorendo vicino alla ringhiera o una varietà bianca o rosa? Attendo con ansia la sua fioritura, che avverrà a breve.

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Ma torniamo al nostro orto.

La fase di preparazione, ogni anno, porta con sé tutta l’eccitazione della novità e del rinnovamento, e anche se si ripetono sempre le stesse operazioni, sempre uguali, io la vivo con estrema gioia ed entusiasmo.

E’ un paradosso, lo so, perché è la parte più lunga e faticosa, quella davvero in cui la schiena urla e ti dice “maledizione, avevamo detto mai più, ricordi?”

Una volta approntato tutto, dopo è tutto in discesa. Si annaffia ogni giorno, che è già un bell’impegno, eh, si raccolgono pomodorini, si osserva, si fotografa, ci si gode lo spettacolo della natura che offre le sue meraviglie. Ogni tanto si ripulisce dal secco, ma il periodo duro è passato.

Anche quest’anno, dopo aver tolto tutte le erbacce e risvoltato il terreno, ho aggiunto terra dove il livello era sceso, ammendato con sabbia dove mi sembrava ancora duro e appiccicoso, e concimato con abbondante letame maturo. Quest’anno ho usato anche il guano (escrementi di uccelli marini) che ho sperimentato essere formidabile, oltre che naturale.

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E, per la prima volta, ho tentato di fare una sorta di rotazione nella striscia di confine in cui ho sempre coltivato pomodorini per tanti anni. Ho notato l’anno scorso un cedimento nella produzione e nella salute delle piantine, più stentate, per la prima volta malaticce, foglie precocemente secche, frutti non sempre bellissimi (prima mai visto un afide, una traccia di oidio, niente di niente nonostante non trattassi in alcun modo, neppure col classico verderame). Per cui mi sono interrogata sulla possibilità di avere un terreno ormai logorato da quella specifica coltura: probabilmente, nonostante la buona concimazione fatta ad ogni primavera, i pomodori avevano lasciato un terreno impoverito di calcio, di cui sono avidi divoratori? Così ho pensato di seguire i principi della rotazione. Cosa mettere dopo le Solanacee? Non altre Solanacee, ovviamente, quindi no peperoni e no peperoncini, le melanzane? sono state un insuccesso gli scorsi anni, non mi azzardo a ripetere l’esperimento; le patate non mi sembra proprio il caso nel mio orto cittadino, ho lo spazio centellinato; non colture basse, visto che lì ho una ringhiera che fa da schienale, quindi usiamola…. Forse Leguminose? Tutti dicono che sono le piante perfette per rigenerare terreni depauperati, che fissano l’azoto dell’aria nel terreno, rilasciandolo dalle le radici, rendendolo di nuovo fertile. Ma è perfetto! Aggiudicato: pianterò pisello (Pisum sativum). E’ un ortaggio che mi piace tanto, dolce e versatile, sarà un bellissimo e nuovo esperimento. Una fantastica fila di pisello.

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E nelle sei casse? Embé, di nuovo pomodoro, ma lì il terreno l’anno scorso era una bomba e le piante sono esplose in una giungla ingovernabile di pomodorini! Ripeteremo l’esperimento senza paura.

Ho piantato pomodori (Petroselinum crispum) datterini (i miei preferiti, più dei ciliegini rotondi) una nuova varietà chiamata con un nome buffo..furbo? no, Scaltro, ecco, sì (ma si può dare un appellativo del genere? :-D) che poi non è altro che un mini San Marzano. Ancora piantine di Fiaschetto vesuviano (ecco, anche questo, voglio dire…. :-D) e una quarta varietà che non ricordo, dovrò ricontrollare i cartellini. (Ahahahah, ma si può chiamare un pomodoro con un appellativo così?) piantine di Fiaschetto vesuviano (ecco, anche questo, voglio dire….) una sorta di San Marzanogli intramontabili, ma in formato mignon.  

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Non ho scordato di mettere l’immancabile prezzemolo (Petroselinum crispum) e stavolta ne ho piantato in quantità (adoro quando lo taglio e sprigiona quel profumo che ti spinge a consumarlo immediatamente, tritandolo sui pomodori, in una pasta aglio e olio o nelle zucchine trifolate!) mentre il sedano, cipolle, porri e aglio per il momento ho pensato che li lascio dove sono: sono ortaggi che amo tantissimo, ma nei miei tentativi precedenti non mi sono riusciti benissimo, forse ho sbagliato qualcosa, ma per ora lascio.

Ho dedicato una cassa al peperoncino, con una piccola piantina di Hot Lemon, a cui sono ormai affezionata, una pianta di Jalapeno, un Capsicum annuum di media piccantezza e molto prolifico, e un Cajenna dal tipico frutto rosso, sottile e allungato, ma un po’ più corto del classico (questa varietà misura 10 cm anziché 20). Ma li pianterò più avanti a metà maggio, con temperature ormai stabili, attorno ai 20°.

Nella stessa cassa ho messo due belle piante di basilico (Ocimum basilicum), con cui ogni anno faccio un fantastico Pesto alla Genovese, che poi conservo in freezer per tutto l’anno. Da piccine che sono adesso, andando verso l’estate le vedo crescere a dismisura, con foglie grasse e sane, e a fine giugno sono pronte per il primo consistente raccolto , poi ancora a fine luglio/inizio agosto e, se la stagione tiene, riesco a fare una terza piccola raccolta a fine estate. Considerando che il basilico rientra nelle piante utili anche come protezione contro gli afidi per le piante vicine, direi che il piccoletto fa egregiamente il suo lavoro nell’orto.

Ho aggiunto pure un piccolissimo cespuglietto di Basilico viola, varietà denominata Red Rubin. Sarà utilissimo per decorare piatti estivi, e per provare nuove varianti di pesto, come quella con basilico viola e nocciole.

Quest’anno, oltre a ritrovare come ogni anno la Santoreggia (Satureja montana) coi suoi fiorellini rosa violetti, sempre già pronti al via, quando tutto il resto ancora naviga nel caos, …

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ho ripiantato il Timo (Thymus vulgaris) che negli anni aveva patito a livello radicale, per colpa mia: non avevo in quel punto rinnovato il terreno e le radici erano state attaccate.

E una carinissima piantina di Santolina (Santolina chamaecyparissus) aromatica con magnifiche foglie argentate, che sembrano merletti e danno un bel colpo di luce nel verde dell’orto.

Irrinunciabili anche i ciuffi di finto incenso (Plectranthus coleidos) a protezione degli attacchi massicci di zanzare quando vado ad innaffiare in estate.

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Ho ritrovato fedele come sempre all’appuntamento primaverile la mia amata Erba Luigia (Aloysia citriodora): potata drasticamente nei rami vecchi e legnosi lo scorso autunno, ha ributtato a primavera e adesso è piena di foglioline verdi e giovani, un piccolo ciuffetto in crescita che diventerà un cespuglione indisciplinato, a contendersi lo spazio della cassa coi pomodori…ma io la amo per quel che è, il suo profumo limonato, anche al solo sfiorarne il fogliame, è una vera gioia per i sensi.

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L’erba cipollina (Allium schoenoprasum), dono di una vicina gentile, è attecchita alla grande e troneggia splendida in due o tre punti, già in fiore.

E come ultimo tocco, non possono mancare i fiori amici dell’orto! Quindi ecco i  Nasturzi (Tropaeolum majus) coloratissimi (mio marito se ne è innamorato quando ha saputo che fiori e foglie sono commestibili e rendono irresistibile ogni piatto di insalata estiva!):

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Insieme ai sempre presenti Tagete (Tagetes erecta), ridenti macchie fiorite disseminate tra i pomodori.

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Gli uni aiutano a tenere lontano gli afidi dalle piante e il secondo uccide i vermi nematodi nel terreno, parassiti che vengono infastiditi dall’odore che le sue radici emanano.

Quest’anno ho aggiunto anche delle allegre Gazanie (Gazania linearis) margheritone basse, dai colori variopinti, ne ho messe di gialle, bianche, arancio e rosso porpora:

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Quest’anno ho scelto a decorazione dell’orto anche dei piccoli fiorellini bianchi, a portamento strisciante, la Bacoba (Sutera cordata nella cultivar ‘Calypso Jumbo’ che produce il fiore bianco): non credo queste piantine in verità siano utili ad alcunché, ma mi piace tanto un orto che sia anche colorato di fiori deliziosamente inutili.

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Mi mancano tanto alcune piantine di Calendula (che non ho trovato in quell’occasione nel Garden), vorrei anche del Dragoncello e magari anche del Coriandolo. Non c’era più, ahimè, neanche il mio pomodoro preferito, il Piccadilly. Insomma, non tutto è perfetto come lo sognavo, ma…ci siamo molto vicini.

Anche la zona in fondo all’orto, adibita a prato fiorito per attirare farfalle e insetti impollinatori, è stata rinnovata. Vangata a fondo, liberata delle tante infestanti che nel tempo avevano preso il sopravvento, sbriciolata, resa meno compatta e infine livellata (quanto lavoro!). E’stata seminata di nuovi fiori (vedremo presto cosa c’era in quella magica bustina!). Abbiamo poi ricoperto con un sottile strato di terriccio da giardinaggio, in modo che i giovani germogli avessero strada facile per spuntare fuori. E sabbia sparpagliata sopra (ma quanto bisogno di sabbia ha quel terreno così pesante e compatto?!) Da quel momento il prato è stato innaffiato ogni giorno a pioggia delicatissima  e protetto dal sole già caldo di fine aprile con un telo di tessuto non tessuto. Le prime piantine infatti sono spuntate già pochi giorni dopo! Sono curiosissima di vedere cosa nascerà! Ai lati, quattro piccole piantine di Nasturzio, nel caso che quelle messe dentro alle casse vengano coperte dall’avanzare dei pomodori! E’ già successo.

Nel frattempo, nella cassa in fondo, dove lo scorso anno troneggiava il pomodoro datterino giallo, sono spuntate come prevedevo miriadi di mini piantine, frutto dei tanti frutti caduti a terra e poi marciti in autunno, nonostante la scrupolosa pulizia che avevo fatto a coltura ultimata. Persino risvoltando il terreno sottosopra, sono riusciti a trovare la via e sono spuntati. Ho dovuto toglierli quasi tutte, ma ho lasciato le piantine più forti e che avevano già quattro foglie, e confesso che non mi dispiacerebbe affatto vederne fruttificare ancora una o due anche questa estate!

Ah, fermi tutti, all’ultimo minuto, ai primi di maggio, ho interrato quattro o cinque semi di fagiolini, dono di un’altra amica. Ma voi lo sapevate che i ‘cornetti’ altro non sono che una varietà di fagiolo (Phaseolus vulgaris)? Io lo scopro ora! E non finisco mai di imparare! 😀 Lo ammetto, li ho sotterrati un po’ a casaccio, dove mi era rimasto un po’ di posto, immaginando una piantina nana (così mi è stato detto) che si allarga di circa 50/60 cm. E che sorpresa nel vedere dentro alla scatolina, dei veri fagioli ma…colorati di rosa fuxia!!

Questa primavera, che è stata fagocitata da un megavirus, un super mostro come quelli dei cartoni, non credevo di riuscire a preparare il mio orticello per tempo, chiusi tutti in un lock down di due mesi che ha paralizzato ogni forma di relazione umana e commerciale, compresi i fioristi. Ma con l’aiuto di mio marito (che ha confessato di tenerci molto al nostro piccolo spazio verde in città) in pochi giorni di intensissimo lavoro, siamo riusciti a partire. Un intero week end per preparare le casse e rinnovare il terreno a metà aprile (senza ancora sapere se avrebbero riaperto i Garden o no). Appena hanno dato il via libera lui stesso è andato  a fare la spesa con mascherina e guanti, entrando uno alla volta, e senza possibilità di ripensamenti. A fine aprile abbiamo piantato tutto a terra, tranne i peperoncini, che ho tenuto di sopra al sole sul balcone per altre due settimane.

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A metà maggio finalmente è arrivato anche il loro turno.

Il prato fiorito è già spuntato, le piccole piantine di pomodoro sono già cresciute, così come i piselli, ora alti una ventina di centimetri.

Bene, anche quest’anno è ripartita la nostra avventura di orto biologico in città, con piccole novità, e tante collaudate certezze. Avanti tutta verso l’estate.

Xmery.