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Dopo aver trascorso un fantastico week end di sole autunnale in collina, a malincuore ci siamo rimessi in viaggio verso la pianura, tristemente consapevoli di come sempre in un batter d’occhio è arrivata domenica e che laggiù ad aspettarci ci sarebbe stato grigiore, freddo piovischio e un maledetto lunedì alle porte.

Ma è ora, non vogliamo trovare traffico in autostrada, tutto è pronto, le valige sono già in macchina. Mancano solo i cani, che ancora gironzolano qua e là. Salutiamo chi ci ha accolto sempre amichevolmente, aspettiamo anche i più riottosi a lasciar quel luogo, e ci apprestiamo a metterci in viaggio.

E’ Lizzy che ogni volta fa storie: non ne vuol proprio sapere di lasciare colline da valicare in libertà h.24 con sua sorella al seguito (ma anche senza, va bene lo stesso, l’importante è andare!). La città è ben altra cosa, ahimè, e lei, da cane che ha vissuto libero arrangiandosi magnificamente, lo sa benissimo. Qui ogni volta ritrova il suo habitat ideale, la vedo rifiorire. Non certo per voglia di stare lontana da noi (a distanza di un anno noi siamo a tutti gli effetti la sua nuova famiglia e sono certa che non sceglierebbe al momento nessun altro che noi!) ma perché nel suo concetto di “famiglia” non sono comprese le porte chiuse, i guinzagli… Tutte quelle assurde regole che di fatto impediscono a un cane la possibilità di scegliere e così facendo, alla lunga ne spengono anche il pensiero, le capacità di ragionare e prendere le decisioni giuste nei vari contesti. Lizzy detesta i marciapiedi sempre troppo stretti e affollati di ruote, fanali, gambe e cappelli che si muovono senza un senso logico e comprensibile. Tutto troppo veloce, tutto senza chiedere permesso, senza possibilità di riflettere o di scappare lontano. Quando tutto si muove in modo così minaccioso, puntando dritto verso di te per poi sfilarti di pochi centimetri senza darti nemmeno il tempo di capire cosa è stato e perché, e già qualcun altro è in arrivo e di nuovo ti viene incontro! E niente…tu ci provi, ma dentro di te vorresti solo uccidere chiunque si avvicini di nuovo.

Anzi, forse primo tra tutti, proprio colui che ti tiene legato per il collo e ti costringe a stare lì, senza poter fuggire via, per rifugiarsi in un anfratto al sicuro, dove essere invisibile. (Senza contare che chi tiene l’altro capo della corda spesso si innervosisce e proprio contro di te! Un paradosso. Una cosa veramente impossibile da comprendere..).

A quel punto a un cane resta ben poca scelta: o ribellarsi, diventare un cane “pericoloso” che mostra i denti per urlare il suo No! costi quel che costi, o rassegnarsi a un non senso in cui affondare lentamente e morire. Quanti cani morti dentro, a passeggio in luoghi a loro totalmente alieni e alienanti.

E allora, come si fa? Come si fa a diventare famiglia e non inconsapevoli carnefici? Ad un certo punto ci sono due strade e un bivio. O ci si butta a capofitto in programmi di “rieducazione” affannandosi nel tentativo di “insegnare” (leggi “costringere”) il tuo cane ad adeguarsi al TUO stile di vita (“in fondo è lui che ha bisogno di me e non il contrario, no?”) oppure si esce dalla zona di comfort e ci si avventura in un territorio nuovo e pieno di dubbi, quello del cane, o ancora meglio: quello del tuo cane. Lui, diverso da quello che avevi prima, da quello del tuo amico, da quello che vorresti, e da quello che credevi fosse.

Ci si prova, spesso andando a tentoni. Si cerca di capire il suo mondo interiore, da dove nascono le sue difficoltà. Si fa lo sforzo di vedere le cose coi suoi occhi. E succede che vedi ciò che prima non vedevi. Per Neve, per esempio, le strade erano meravigliosi viaggi per andare a trovare cani conosciuti che abitavano dall’altra parte della città, seguendo odori e una mappa mentale che lei nel tempo si è disegnata in testa. Per Lizzy invece le strade sono luogo di minaccia e prevaricazione, dove l’ansia sale inesorabilmente, perché nessuna delle regole basilari del linguaggio dei cani viene riconosciuta e rispettata. Quello che è vero nel vissuto di Neve non lo è nel vissuto interiore di Lizzy. Due cani diversi, con diverse esperienze e diverso temperamento.

Ma capisci ben presto che entrambe hanno lo stesso diritto a esprimersi, cercando luoghi a loro congeniali.

La soluzione? Cambiare vita e trasferirsi in campagna, ai bordi di un bosco? Eh, magari…ma nel frattempo?

A noi è andata di gran poderoso culo. Abbiamo trovato un piccolo B&B fuori dal mondo e appena ci è possibile, si fugge dalla città per qualche giorno. Per loro. Per Lizzy, ma anche per Neve, e sì…anche per noi. Valige sempre pronte, cucce, pappe, zaini, scarponi, e si va.

Qui, la vita sembra improvvisamente stravolgere le sue assurde leggi di città. Appena svegli, la mattina si apre la porta e i cani escono. Da soli. Senza recinti, senza preoccupazioni, senza sciocche raccomandazioni, se non quella di tornare sani e salvi, senza fare cazzate. Dopo un po’ tornano a casa, sporchi, i musi accaldati che esalano nuvolette di fumo e gli occhi incredibilmente felici. Di quella felicità che nessuna attività guidata da altri potrà mai dare. Perché fatta di avventura, di decisioni da prendere, di cose da pianificare e strategie da mettere in atto con perizia, coraggio e prudenza nel medesimo tempo. Una felicità che ti insegna a vivere e a sopravvivere, non a eseguire ciò che altri ti ingiungono, senza spiegartene il motivo (che spesso neanche c’è).

Ed è in questo modo, fuori dalla zona dove sei tu che controlli, che scopri cose che mai avresti pensato. Per esempio che Lizzy (quella che trema come una foglia sui marciapiedi in città) in questo ambiente è regina e sa molto più di quanto io avrei mai potuto insegnarle in una vita intera. Ti accorgi anche che Neve nel giro di un anno, da cagnetta prudente e misurata che era, è diventata una zingara impavida quando è con la sorella!

😀 Che magnifica contaminazione, se solo si dà loro la possibilità di esprimersi nei giusti contesti!

Saperle insieme nelle loro scorribande nel bosco, per me è fonte di grande serenità.  Ho osservato con gioia e sorpresa che c’è una fitta comunicazione tra loro, si guardano, si aspettano, sanno sempre dove è l’altra anche se non sono vicine. L’ho appurato seguendo i loro movimenti in diretta con il Gps, anche quando sono invisibili alla vista (che gran marchingegno, un vero e proprio ansiolitico! :-D)

Passare due giorni così, in questa dimensione di libertà ritrovata, di competenze messe alla prova, è galvanizzante, rilassante e rigenerante.

Ma la domenica ogni volta arriva inesorabile, e il tempo della partenza è difficile. Per tutti, ma per Lizzy di più.

Si fa aspettare, tentenna, la vedi agitata e in pena. Poi si arrende alle nostre richieste e sale in auto, si accomoda sul suo sedile e guarda fuori dal finestrino, mentre percorriamo a ritroso le curve sul piccolo altopiano da cui si gode una vista spettacolare. C’è ancora il sole dei pomeriggi brevi di dicembre, poi tramonterà, già alle quattro, dietro la collina, trascinando tutto rapidamente in ombra, come su un palcoscenico in cui cambia d’improvviso l’atmosfera.

Le curve si addentrano ora nel bosco e tra un po’ saremo sull’altro versante del monte, che si apre a nord e guarda lontano, lasciando scorgere tutta la pianura attorno a Bologna.

Ci domandiamo con un po’ di tristezza quando, probabilmente senza accorgercene, scivoleremo dentro la nebbia prevista, scendendo di quota. Ma la sorpresa che si apre ai nostri occhi ci costringe a fermarci e a contemplare un paesaggio senza pari. Un mare di nuvole sotto di noi, calmo, velato e soffice, da cui svettano le cime come isole di un arcipelago. Una meraviglia da assaporare in silenzio, ringraziando per questo ultimo regalo, da portare con noi come prezioso ricordo di un week end fuori dal mondo.

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