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Una volta ricordo che il buio mi era amico. Uscivo di casa e non c’era notte abbastanza scura da farmi sentire a disagio. Conoscevo ogni angolo che frequentavo e questo era sufficiente a non farmi percepire pericoli. Il giorno o la notte erano solo diversi abiti della stessa realtà. Bastava uscire dal cono di luce dei lampioni in strada e tutto era avvolto dalla notte, quotidianamente. Dietro casa mia, lo stradino oltre casa, i prati un po’ più in là. Anche i miei gatti amavano come me le scorribande notturne. Ritornavano al mattino stanchi e provati, le femmine dopo lunghe battute di caccia con qualche topolino da lasciare sullo zerbino, i maschi dopo lotte sanguinose tra rivali in amore. Poi sono andata a vivere in città. E i lampioni improvvisamente hanno colonizzato ogni spazio di buio. Nelle strade, nei parchi, davanti casa, dietro e di fianco gli edifici. Tanto da farlo percepire come zona non sicura, quindi da evitare. Perfino se sono solo le cinque di pomeriggio in inverno.

Eppure io amo il buio, e la vita che frusciando brulica intensamente di notte, lontano dalla rumorosa e ingombrante presenza umana. L’ho ritrovata quella volta che dopo cena ci siamo incamminati per far fare due passi al cane prima di rientrare in hotel.

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Appena ci siamo scostati dalla strada, fuori dall’illuminazione dei lampioni, ci siamo infilati in un sentiero lungo i tanti filari di meli che riempiono la Val d’Adige.

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Immediatamente ci siamo accorti di una meravigliosa luna piena e mentre prima era solo un puntino luminoso tra le tante fonti luminose della strada, ora nel buio illuminava quasi a giorno tutto il paesaggio in cui ci stavamo inoltrando.

Anche il cane ha intuito una situazione nuova ed eccitante. Sembrava fiutare odori e tracce inebrianti, di vita che esce allo scoperto solo con il fresco della notte. L’erba alta, bagnata di rugiada, una luce improvvisata a far da torcia sui nostri passi.

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In quel momento sembrava di camminare su un mondo parallelo, invisibile agli occhi degli altri, un mondo che sarebbe scomparso il mattino dopo, e di cui non sarebbe rimasto traccia se non nei nostri ricordi.

Abbiamo vissuto questa magia assaporando l’attimo, ridendo sottovoce con aria furtiva come ragazzi, assecondando le piste arzigogolate di Neve che sconfinava da un filare all’altro, costringendoci a manovre improbabili per liberare l’intrico del guinzaglio.

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Abbiamo ascoltato i versi degli animali notturni, lì vicini, che avranno trovato fuori luogo questo nostro farfugliare rumoroso e ingombrante, nella quiete della notte. Alla fine siamo tornati, accaldati nonostante le temperature fredde di aprile. E felici. Ognuno a modo suo. Perché il buio ha davvero la sua magia, se non fa paura.

Xmery.