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Abbiamo prenotato  in questo B&B non avendo trovato posto altrove (a causa di un evento che aveva portato in zona gli Alpini, o i Bersaglieri, non ricordo, di tutto l’universo conosciuto). Avevo bisogno di passare la notte in loco e di una struttura in cui ospitassero anche i cani.  Dopo aver telefonato, anche qui mi avevano risposto che non c’era più posto a causa della suddetta calamità. Poi però, per un colpo di culo modello goal al 90°minuto, scopro che on line posso ancora prenotare con Booking, c’è ancora una stanza libera, e per di più una junior suite, a un prezzo più che abbordabile, 101 euro per servizio di colazione e pernottamento. Guardo la struttura, sembra molto bella, c’è una grande piscina illuminata, un enorme parco alberato fuori, tutto recintato, ottimo per poter passeggiare anche col cane. Ottimo. Prenoto.

Arrivo in un piovoso week end di maggio, ma il tempo instabile non toglie nulla a questa struttura che si rivela esattamente all’altezza delle aspettative. Meravigliosa al primo impatto visivo, un vecchio casolare rimesso a nuovo, curato esteticamente come ne ho trovati pochi, ogni angolino un piccolo gioiello. Il giardino a prato tutt’intorno tagliato al centimetro da un intelligentissimo robot attivo ogni giorno; fiori e aiuole sapientemente costruite, siepi mantenute con arte da un giardiniere che non ho incontrato ma che ha tutta la mia incondizionata stima! Ho visto con stupore cuscini di Geranium himalayense  una pianta insolita, coi suoi meravigliosi fiori blu.

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Più in là una muraglia profumatissima di falso Gelsomino e Lonicera attira il mio sguardo e noto la rosa del mio cuore, la opulenta e molle Pierre de Ronsard, incastonata come una regina in quella parete verde piena di fiorellini bianchi, che inondavano di profumo chiunque si avvicinasse.

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Ancor prima di entrare osservo lo spazio antistante, un vecchio carro sapientemente adibito a tavolo per gli aperitivi nel prato, aggiungendo un piano di vetro e sgabelli alti. Ovunque guardassi, oggetti di recupero che diventano funzionali e artistici. Adesso colgo a pieno il senso del nome scelto: la Casa dei Racconti. 😉

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Decidiamo di entrare, posare i bagagli e scendere per un aperitivo al tramonto, in questa sera che finalmente conclude una giornata piena di emozioni, fatiche e nuovi incontri. C’è bisogno di un cielo squarciato e silenzio, sorrisi e respiri.

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Facciamo check-in (possibile dalle h. 14 in poi) e saliamo al primo piano. In quei pochi minuti, attraversando gli ambienti interni comuni mi accorgo che anche dentro, la struttura è veramente bella, curatissima e sapientemente costruita ad arte tra oggetti che da semplice vecchiume hanno qui acquistato un nuovo significato (qui – penso – c’è la mano di qualcuno talentuoso 🙂 ). Tutto attira il mio sguardo, e mi disegna sorrisi di meraviglia (e per una che, di hotel e agriturismi, ne ha ormai bazzicati parecchi, direi che è una bella sensazione). La meravigliosa scrivania alla Reception, le cornici dei quadri in legno lavorato, laggiù si intravede un magnifico camino, di lato uno spazio adibito a  cucina di inizio secolo, un vecchio tavolo al centro, la stufa a legna, quella con gli anelli in ferro, con due asciugamani in lino con le frange (madonna, la mia passione!) stesi sopra ‘ad asciugare’. Appena sopra mestoli e pentole in ferro, appese al muro coi fili, come faceva la nonna da, i ritratti ad olio di contadini col capello appesi alle pareti, la credenza con l’alzatina.

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Ho ritrovato tra gli oggetti d’epoca perfino la mia cassettina  salvadanaio in ferro, della Cassa di Risparmio! ❤

Alla fine, ricordo che mio marito è lì con la valige in mano, in attesa di salire in stanza e mi decido ad  aprire la porta con chiavistello (bellissima!) che immette alla tromba delle scale e al piano superiore. L’ascensore, posto all’entrata, lo prenderemo più tardi, ora mi voglio godere questo ingresso d’altri tempi.

 

Le stanze.

Le stanze sono pochissime, solo sei, a noi tocca la Junior Suite Germano, l’unica a due vani che può ospitare 4 persone, ma evidentemente solo quella era rimasta. I colori del legno fanno un bel contrasto con la tinta delle pareti verde salvia, i dettagli curati, sempre ottimo e calibrato lo stile. Bagno con doccia, piccolo ma elegante e pulitissimo.

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Avessi potuto scegliere, avrei preferito ancor di più la stanza matrimoniale Classic Airone, azzura e bianca, ferro battuto e baldacchino, romanticissima, o la Classic Melograni, così come la Classic Girasoli, anche loro a tinte tenui e naturali, con letti in ferro. Come ultima scelta lascerei la Superior Uva, con pareti gialle e mobilio color noce, e la Superior Zucche, twin beds (due letti singoli) e stile un po’ più moderneggiante con accenni di rosso, seppure sempre in abbinamento al legno.

Per amore di onestà, riferisco gli unici due particolari non graditi, che peraltro ad altri potrebbero non essere di alcun fastidio. La musica del locale sottostante alla nostra stanza la domenica sera arrivava fin su al primo piano, e questo denota finestre poco insonorizzate nonostante gli infissi a doppi vetri. La musica in tutti i locali è sempre presente se c’è gente, così nel locale adibito a Ristorante, proprio sotto. Musica soft ed elegante durante la cena (ok, ci sta, crea un’atmosfera molto piacevole…) e un po’ martellante durante il pomeriggio (per me estremamente fastidiosa, se la sento anche in camera a finestre chiuse, quando magari vorrei schiacciare una pennica!)

Il secondo fattore non apprezzato è stata la struttura particolare del letto matrimoniale (che io detesto da anni, e ho sempre schivato come la peste!) E’ un letto bello a vedersi, in legno, ma con angoli a vista, sporgenti, spigolosi (già questo basta a rendermeli odiosi!) e in più meschinamente ‘invisibili’ perché diabolicamente mimetizzati col pavimento. Come avevo immaginato ci ho picchiato contro almeno 4 volte il che ha confermato ed accresciuto la mia ostilità verso quel tipo di letto.

 

Il Ristorante.

Quando scendiamo per la cena mi addentro nella sala adibita a Ristorante, attivo anche per chi non è ospite al B&B. In quella che una volta era la stalla, ora c’è un grande salone a soffitto alto, tavoli e sedie rustici che poggiano su un pavimento in cotto, un ampio bancone a vista che ricorda le botteghe e le latterie, salumi, formaggi da tagliare sul momento. L’atmosfera è quella dell’Osteria e a me è piaciuta un sacco. Sarà che sono emiliana e dove c’è cibo genuino, di qualità, unito a un clima conviviale e sereno, io mi sento a casa. Se poi in tutto ciò trovo anche una location degna di nota che acchiappa la mia attenzione, allora mi ci tuffo. 😀

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Resto ammaliata dal tavolo alto in cui sta mangiando la sua cena il proprietario e scopro che si tratta della ristrutturazione di un vecchio tavolo da falegname. Favoloso, un’opera d’arte. Ovunque vecchie foto in bianco e nero, ben rilegate in cornici rustiche, oggetti di lavoro nei campi, bilance, macinini, vecchie caffettiere, sotto la luce gialla di lampade sapientemente scelte a rendere la giusta atmosfera.

Il cameriere è un giovane uomo che ha saputo dosare con maestria sobrietà, eleganza e amichevolezza. Così da poter far sentire egualmente a proprio agio sia la coppia di signori attempati e distinti al tavolo poco più in là, sia noi due caciaroni emiliani poco inclini al galateo, sia una giovane coppia straniera che si è presentata in sala in shorts e canotta, arrossati dopo il pomeriggio in piscina. Ha saputo modulare il registro adattandosi a tutti e tre gli stili, offrendo birra a un giovane britannico che evidentemente non era in grado di apprezzare una terra di vini, e inducendo mio marito (quasi astemio) a prendere un Prosecco ad accompagnamento del pasto, e pure facendo venir voglia a me che non amo il baccalà di assaggiarne un po’ (quello mantecato è stata una sorpresa sublime!). Alla fine ho visto l’anziana signora del tavolo vicino, inanellata, truccata, smalatata e seduta dritta in pizzo alla sedia, il tovagliolo con rigore posato sulle ginocchia, sorridere e salutare cordialmente noi, prima di uscire.

Insomma ho pensato che il cameriere non è solo chi serve al tavolo, ma se è molto bravo, riesce anche a creare un sottile e invisibile collante tra chi consuma la sua cena a fianco di perfetti estranei. E lui, quella sera ci è riuscito, forse complice la musica lieve di sottofondo, un locale da favola e il buon cibo che ha rischiarato gli animi di tutti i presenti.

Cosa abbiamo mangiato.

Io mi sono lasciata tentare da un antipasto di Baccalà mantecato, che ho scoperto essere una mousse fredda di baccalà frullato con formaggio tipo Philadelphia, servito con crostini e una coulisse di olive nere (o forse Taggiasche). Ottimo! Proverò a rifarlo a casa, giuro.

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Ottimi anche gli gnocchi di patata (madonna, quanto fatico a trovarli teneri come intendo io!) con un ragù bianco di “carni di cortile” (immagino pollame e coniglio?).

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Il filetto di maiale al pepe rosa invece non è stato all’altezza: buona, molto buona l’idea, il sugo al pepe era stuzzicante, ottima la preparazione delle patate di accompagnamento, ma la carne non era sufficientemente tenera (o è stata cotta troppo a lungo o non era affatto filetto).

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Presi dalla curiosità dei prodotti esposti sul banco della Bottega, abbiamo ordinato un piatto di formaggi misti del luogo (Asiago fresco, Montasio Mezzano, Piave stravecchio, Ubriaco del Grappa) con marmellatine fatte in casa come accompagnamento.

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Come dolce ho scelto un semifreddo allo zenzero e agrumi, due sapori che adoro. Buono, il profumo intenso della buccia di limone grattugiata a bordo del piatto è arrivata subito come una sciabolata, a preannunciare il sapore più solido e delicato della formella bianca al centro, che però ahimè non aveva sentore alcuno di…zenzero. L Dessert tutto sommato buono, ma non era quello che il menù prometteva. Devo ammettere però che io sono una consumatrice accanita di questa radice (la uso nei centrifugati di frutta e verdura, nelle marmellate, nelle carni e lo preparo perfino candito). Probabilmente mi sono assuefatta a questo suo sapore piccante, tanto che per sentirlo davvero alle papille gustative forse me ne servono quantità considerevoli, non certo il piccolo accenno che già subito mette paura a coloro che lo mangiano solo di rado.

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Niente vino, tranne 2 calici di Prosecco per mio marito (lo so, è un vero delitto in una terra come questa, dove i vigneti sono i sovrani incontrastati delle campagne, ma in fatto di vini siamo astemi ed anche parecchio ignoranti, lo ammetto).

Il conto è stato di 46 euro. Considerata la location fantastica, il servizio impeccabile e il menù interessante, per me andava bene.

 

La Colazione.

Il mattino successivo, dopo una notte di sonno inchiodato a causa della stanchezza (ah, letto e materasso ottimi, io su questo sono parecchio noiosetta!) con tutta calma siamo scesi per le 10 (orario massimo per la colazione, ma ci avevano promesso molta elasticità nel servizio, che è stata mantenuta).

Fuori pioviggina e il portico antistante non viene utilizzato, oggi si sta dentro, nella sala Ristorante. L’atmosfera è rilassata e piacevole. Salutiamo gli altri ospiti, con cui si è creato un garbato senso di familiarità, e occupiamo il nostro tavolo. Poco in là, un piccolo buffet che racchiude la tipica colazione all’italiana, quindi prevalentemente dolce. Non fornitissima in varietà (chi è stato, per dire, in Sicilia e ha ricordo di certi buffet pantagruelici resterà deluso! :-D), ma con tutto quel che serve: due torte fatte in casa, piccole brioche di vario tipo, pane fresco da tagliare, tostapane, marmellate artigianali (buonissime!) jogurt in vasetto, latte e cereali, succhi di frutta (compreso il succo di mela che per mio marito è il Santo Graal!) frutta fresca…..

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Ho pensato che per i giovani inglesi, che di solito amano senza criterio brioche e cappuccino! non sarebbe tuttavia stato facile rinunciare alla colazione salata, e buttando l’occhio al loro tavolo ho notato che avevano uova strapazzate nei piatti, quindi presumo che sia possibile fare richieste personali in cucina per ovviare a ciò che non è presente nel buffet. Ho apprezzato in modo particolare la genuina gentilezza della ragazza che ci ha servito, alla domanda affatto retorica, vedendoci alzare dal tavolo, “Desiderate nient’altro?” Al mio tentennare (avrei preso un secondo cappuccino d’orzo, perché fatto ad arte e caldo, in una mattinata uggiosa) mi ha risposto “Nessun problema si figuri!” ed è corsa al banco del Bar per accontentare il mio desiderio. Deliziosa. 🙂

 

L’outdoor.

In tarda mattinata, pur sotto una pioggerellina leggera e indecisa, ci siamo avventurati a fare due passi nello spazio esterno al locale, che si estende oltre il giardino d’ingresso e la grande piscina, un po’ più in là, lungo filari d’alberi in quello che, passo dopo passo, ha sempre più le sembianze di un vero bosco. Riconosciamo finalmente alla luce del sole quello che la sera prima avevamo ispezionato in modo alquanto avventuroso alla luce di una torcia!

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La nostra Neve, inutile dirlo, è rimasta estasiata! Odori, tracce di presenze notturne, passaggi nell’erba alta, a fianco del sentiero, tane di topolini in cui scavare, il terreno umido di pioggia..un paradiso. Di giorno ho potuto lasciarla libera dal guinzaglio, perché su un lato un canale segnava confine dalla strada (abbastanza trafficata) e dall’altro non c’erano pericoli, essendo il terreno coltivato a viti, a vista d’occhio.

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Abbiamo fatto un’ora di rilassante passeggiata post prandiale (noi) e di intensa quanto divertentissima attività venatoria (lei! 😀 )

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Ho fotografato piante e fiori, ammirato gli spazi ricavati a strisce di orto, ordinatissime e ben curate (ancora i miei complimenti a chi si occupa della manutenzione del verde!).

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La Reception.

Entro mezzogiorno, come da accordi, raccogliamo le nostre cose e liberiamo la stanza. Paghiamo, salutiamo e ringraziamo per l’ospitalità, riproponendoci di tornare per un prossimo week end, come sempre nei luoghi dove sei stato bene.

http://www.casadeiracconti.it/

Xmery.