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‘Fra la Via Emilia e il West’ (cantava Guccini nel 1984) adesso sorge, capolavoro futuristico nel nulla della Val Padana, bianca come una navicella spaziale al sole dei campi, la stazione della linea ad Alta velocità che fa fermata tra Milano e Bologna, a Reggio Emilia, chiamata appunto…A.V. Mediopadana.

Una costruzione che impressiona, noi che siamo abituati al romanico delle nostre Chiese, alla pietra delle Cattedrali e ai colonnati dei chiostri, ai castelli medievali…non siamo avvezzi alla modernità architettonica, noi ci ‘accontentiamo’ di ciò che ci hanno lasciato in eredità dal passato, che siano vecchi poderi tra filari e nebbia o il Battistero in marmo rosa con i racconti esegetici dell’Antelami scolpiti a bassorilievo. Ci fa un po’ strano, di punto in bianco, dal verde dei campi in aperta campagna, trovarci una stazione che sembra dover far atterrare un Ufo, non far partire un treno! 😀 Arrivando dall’autostrada del Sole, all’uscita di Reggio Emilia, già tutta la mia meraviglia l’avevo sprecata per ammirare da vicino Le Vele, i tre ponti di Santiago Calatrava (2007),…costruzioni iperboliche che con il loro stile, non certo da Bassa Padana, miravano a una riqualificazione della zona nord della città, che avrebbe ospitato la linea ad Alta Velocità (inaugurata nel 2013).

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Quando sono poi arrivata alla zona riservata al Parcheggio delle auto, appena dietro Stazione, sono rimasta interdetta da tanta dissonanza… Mentre chiudevo e lasciavo l’auto lì, che potevo essere a una qualsiasi Festa dell’Unità 😀 tra i fossi e l’erba (il Parcheggio è asfaltato, d’accordo, e ci sono perfino le Lettere ad ogni fila! 😀 ) guardavo il verde luccicante del prato a mezzogiorno, sul quale, come un corridoio verso l’Aldilà, si delineava la tettoia asfaltata che collega i passeggeri in arrivo alla Stazione. La vedi appena più in là, che disegna un’onda bianca e perfetta di geometria, in un luogo che non le appartiene, una campagna che l’ha accolta con un abbraccio imbarazzato e cerca di essere all’altezza di tanta modernità, col suo accento largo e pastoso da bassa modenese!

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L’interno rafforza questa idea di discordanza, un interno buio e freddo quanto luminoso e assolato l’esterno, devo togliere e mettere il giubbotto più volte e in senso contrario a quel che ti aspetteresti: l’unico posto adibito all’attesa è infatti all’aperto, con unici posti a sedere su panche gelide di metallo, e non raggiunto dal sole… il garage di casa mia è più confortevole.

Però, ad allietare la tua attesa, e qui abbiamo la riconferma che la classe non è mai acqua, c’è niente popò di meno che….una gigantografia illuminata dell’Ultima Cena di Leonardo. Eh sì, signori miei…. Che non si dica che la modernità non è attenta al passato!

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Cerchiamo di ingannare il tempo prendendo un tè al Bar, ma ahimé anche qui appare subito, come ovunque ormai in questo progetto sempre meno comprensibile in fatto di coerenza e consequenzialità, che dentro ci sono solo due tavoli e solo una decina di posti a sedere!….no ma…veramente?…..neanche al Bar della Stazione del mio paesello!…costringiamo una ragazza che occupava da sola un tavolo da tre leggendo il giornale, ad alzarsi, con gentilezza 😀 e cerchiamo di scaldarci in quel quarto d’ora che manca alla partenza del supertreno, prima di salire al piano sopra che sta nell’altro emisfero, al sole.

Lì, una meraviglia di tecnologia ci fa capire che sì, siamo davvero avanti anni luce! Due binari interni e transennati per i transiti veloci (e per veloci intendiamo 250 km orari! Mica puoi rischiare di farti risucchiare la 24 ore posata a terra! 😀 ) e due più esterni, uno verso Bologna-Firenze-Roma-Napoli, l’altro verso Milano. Mi domando ancora una volta cosa c’entri Reggio Emilia con queste grandi città e cosa mai abbia spinto gli ideatori del progetto a includere questa tappa intermedia nella linea veloce ferroviaria, tanto da costruire dal nulla (e nel nulla!) una struttura del genere, costata la bellezza di 79 milioni di euro (e mentre lo dico ho una leggera vertigine…).

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Poi arriva Italo, col suo elegante color rosso retrò, le scritte dorate e l’aria altezzosa di chi è consapevole della propria superiorità: solo pochi minuti, cronometrati con spietata precisione, per salire e scendere, mica roba da plebe in transumanza! Salgo, penso che tra 2 ore e mezza sono a Roma, e che …ma sì! evviva l’insensatezza!

Xmery.