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Questa pianta così particolare, sin. Carissa grandiflora, è in realtà molto comune nei paesi con climi subtropicali. E’ originaria dell’Africa del Sud. Cresce in terreni sabbiosi e leggeri o anche rocciosi e poco fertili, ma le temperature devono essere miti. Teme infatti gli inverni freddi e al contempo umidi, non è pianta da coltivare, ahimé, in Pianura Padana! …anche se si è dimostrata abbastanza tollerante nei confronti di temperature anche vicine allo zero, se di breve durata e soprattutto se il clima si mantiene asciutto, per esempio sulla Riviera Ligure, nei microclimi dei Laghi al Nord o nelle regioni dell’Italia meridionale.

Il suo nome deriva dai frutti che produce, grosse bacche ovoidali, simili a piccole susine, che crescono prima verde chiaro e poi virano al rosso acceso.

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La loro polpa morbida e succosa, oltre ad avere un colore molto intenso, è anche commestibile e viene utilizzata per fare marmellate o nelle macedonie, in alcuni luoghi anche in salamoia come un’oliva quando è ancora immatura! Io non la conoscevo (e non mi sono certo azzardata ad assaggiarla lì per lì!!), ma ho letto che il sapore può essere paragonato a quello di una fragola, o ai ribes opuure a una mela, …o forse a tutti e tre i sapori insieme! Quando ho rotto il frutto per vederlo all’interno, si intravedevano già i semi.

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Il fiore è bianco, delizioso, a metà tra quello di una plumeria e di un gelsomino, è infatti delicatamente profumato, ma anche ceroso come quello di una Hoya….. peccato che in Israele a febbraio i fiori fossero già tutti andati a frutto e le piante pesantemente potate, per cui… nessuna foto disponibile.

Quello che invece mi ha molto colpito sono state le curiose spine, rosse, bifide e doppie,…come vipere gemelle a guardia del nuovo germoglio pronto a spuntare!….

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Poi invecchiando perdono quel colore così acceso e si confondono tra il fogliame.

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Per questa particolarità, in alcune zone africane, la Carissa macrocarpa viene utilizzata come pianta da siepe, per formare barriere impenetrabili difensive delle proprietà o contenitive per il bestiame. Prima di chiamarsi così, aveva infatti il nome di  Arduina bispinosa., che ben rende l’idea!

Ovviamente era una scelta perfetta nelle aiuole di Netanya, sul mare, anche per la sua ottima resistenza alla salinità, dove viene coltivata quasi come una tapezzante, potandola drasticamente bassa.

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Leggendo in rete ho trovato che viene coltivata in vaso anche qui, o meglio….in quella parte di Italia che condivide il clima mediterraneo con le coste africane!…….  perché qui al nord, una Carissa macrocarpa purtroppo è destinata a restare nel cassetto dei sogni proibiti. A meno che uno abbia voglia (…e sbatti) di  ripararla ogni inverno come fosse un vaso di limoni, tenerla asciutta nei mesi di riposo vegetativo, un po’ come una succulenta….ma che diventerà col tempo un bell’arbusto, magari tenuto a freno da qualche potatura di contenimento, dalle bellissime foglie verdi, dure e lucide. Bah, tutto si può fare!

Ah, dimenticavo, giusto per scrupolo, 😀 tutto il resto della pianta, come gli oleandri che sono lontani cugini, è velenoso!…(così, se uno preso dall’entusiasmo dell’idea della Prugna del Natal, gli venisse voglia di accompagnarla da un infuso! 😀 Ecco, anche no.)…..

Carissa macrocarpa-Il blog di Nella seminara

Carissa macrocarpa-Vivai italiani

* Il Natal è una provincia del Sud Africa.

 

Xmery.