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Lanciata tra le stelle. Con le orecchie al vento cavalcando sorridente un razzo spaziale, con la zampina sollevata in segno di gioia.

No.

La cagnolina Laika fu lanciata nello spazio il 3 novembre del 1957 a morire di terrore a bordo dello Sputnik.

Morire di terrore.

Perché, alla fine, è di questo che si è trattato… Ed è questo ad essere inammissibile.

Non il fatto che è morta, non che è stata sacrificata a sua insaputa da persone che l’hanno ‘addestrata’ per mesi e di cui lei sicuramente si fidava in qualche modo. Neppure che la scienza abbia bisogno di cavie, di vittime per progredire il suo sapere.

Ammettiamo che tutto questo in qualche modo possa avere un suo (seppur discutibile) senso.

Quello che, alla fine non si può, non si riesce ad accettare, è morire …di terrore. Essere sottoposti a un incubo che nessuna realtà può eguagliare e morire, soli, nel terrore più cieco e disumano…una paura inimmaginabile in cui il cuore rimbalza impazzito nel petto, maciullando lo stomaco e attorcigliando le viscere in modo incontrollato. Un panico incommensurabile, nel buio di una scatola metallica che gira come una centrifuga, le orecchie sanguinanti da un rumore allucinante seguito da un silenzio incomprensibile. La mente si disintegra in mille schegge taglienti che fanno male come chiodi, il cuore ci impiega 5 ore a fermarsi, 5 ore di tachicardia, 5 ore di angoscia folle, 5 ore di catene per non muoversi e poter scappare via, 5 ore di respiro che strozza in gola mentre il minuscolo abitacolo si appanna sempre più e si riempie di CO2, 5 ore di “giorni” impazziti in cui il sole infuoca e brucia l’abitacolo per poi ghiacciare durante la “notte”, fuoco e ghiaccio ogni mezz’ora, ad ogni giro attorno alla terra, 5 ore per 5 orbite compiute dalla capsula.

Un successo.

La gloria della scienza, l’invidia dei paesi nemici nella corsa allo spazio, nella conquista al potere.

Quattro anni dopo Yurij Gagarin compì la stessa impresa, senza morire grazie al cielo, ma anche se avesse attraversato lo stesso inferno di quel povero cane, lo avrebbe fatto in piena consapevolezza, per un ideale, per la scienza, per la fama, … ma per libera scelta.

Laika era stata accalappiata tra i randagi delle strade di Mosca e ‘scelta’ per la sua docilità, per la sua resistenza alle prove con cui la torturavano per ‘addestrarla’ all’esperimento e per la sua maggiore intelligenza nell’apprendere e svolgere i ‘compiti’ che le davano: avrebbe dovuto azionare una ventola per l’aria una volta a bordo e nutrirsi di gelatine in bustine nei giorni a venire dopo il lancio. Laika non era riottosa con i suoi ‘amici’ scienziati. A differenza degli altri due randagi Laika era collaborante e fiduciosa.

E così è stata scelta per morire, nel terrore, nel più abominevole dei modi: il tradimento.

Xmery.

Note: rileggere le ultime pagine del libro “I cani vanno avanti” (2010) di Valentina Brunettin.

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Three, two, one, …ignition.