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chi è morto alzi la mano

L’ho finito dopo varie tappe questa estate,… corto, veloce, perfetto da portare sotto l’ombrellone. E’un poliziesco di una scrittrice francese, che usa lo pseudonimo Fred Vargas. Mi è piaciuto molto lo stile di scrittura, ironico, leggero, facile… sembra davvero di vedere ogni scena nello schermo, più di una volta ho pensato che sarebbe facilissimo farne una serie tv…

La trama è intricata senza essere un rompicapo…. e ha avuto il pregio (per me è importante! un giallo mi annoia e mi delude se alla fine il colpevole è proprio quello che io sospettavo!) di non farmi indovinare chi fosse l’assassino fino all’ultima pagina… l’arte di distribuire falsi ma credibili indizi appositamente per il lettore!… Ahahah…. Brava!

Non è il libro dell’anno, ma…..le risate che mi sono fatta, sono bastate a perdonare una trama un po’ rocambolesca, da vacanze sotto l’ombrellone. (Ma c’è davvero qualcosa da perdonare?…Non era un thriller, dopotutto…..)
…da leggere piacevolmente in vacanza, lasciandosi strappare una risata ad alta voce ogni tanto….

Mi è piaciuto molto il modo di disegnare i personaggi a colpi di parole, in modo da renderne chiari anche l’interiorità, la psicologia, i vissuti.

Provo a presentarveli, non in ordine  di importanza, usando certe descrizioni che mi sono piaciute in particolar modo:

Jacqueline. “Non è cattiva, ma crede che con la volontà si possa arrivare ovunque. E’ sempre desiderosa di “far fronte” alle cose. Per Jacqueline saper “far fronte” è un supremo marchio di qualità. E’ diventata per lei una tale abitudine che provare a contrastarla sarebbe un’impresa inutile. Investe tutta la sua energia nello sforzo di mostrarsi vivamente interessata ad ogni cosa. Una donna piuttosto in carne, sulla sessantina, capelli ostinatamente raccolti dietro alla nuca. Aveva l’atteggiamento dinamico di chi desidera a tutti i costi essere descritto come ‘persona dinamica’. E soprattutto, proteggeva suo figlio.
-Chi, Julien? Un omicidio è molto al di sopra delle sue capacità.
-E che dici di Jacqueline?
-Un’idiota- disse Lucien- Ma gli idioti possono uccidere, soprattutto quelli che ostentano un coraggio ottuso.
Jacqueline è monolitica e sempre molto soddisfatta delle proprie performance. Gli idioti soddisfatti possono uccidere.

Alexandra camminava ogni notte, vagando per sentieri dissestati, attenta a non rompersi il collo nei tristi solchi delle illusioni perdute“. Pensava alle lacrime, quelle che nessuno vede, che nessuno sa, lacrime sprecate ma che malgrado tutto non riusciamo a trattenere.”

Marc ha un modo mentale di procedere particolare, come le tettoniche a placche, e per questo va spesso in escandescenze. “I pensieri gli si muovono con slittamenti continui e quando si discostano o si scontrano, si ha un’eruzione vulcanica”.
Lo zio lo redarguisce spesso: “San Marco, smettila di gridare, è controproducente per la canonizzazione”. San Marco, che “basta un niente e ti riscrive il Vangelo. Confuso, ostinato, esaltato, insicuro, ma già da ragazzino troppo furbo per essere tranquillo. Ha acquisito nel tempo il sano principio di una pratica assidua dell’anarchia.”

Juliette, è una donna bella e sola. “Apparteneva a “quel genere di donna che ride prima di conoscere la fine della barzelletta”. Nella sua casa c’erano “libri per ogni sorta di insonnia”. Viene dalla Normandia e dopo una bella eredità, ha aperto un’Osteria, proprio vicino alla casa della cantante lirica Sophia. Erano amiche, “certe sere Sophia cantava mentre lei strimpellava il piano, altre sere una leggeva e l’altra fumava. Quando fai l’ostessa e vuoi essere amica di Sophia Siméonidis devi provare la tua emancipazione dai pascoli normanni.”

Lucien, che mette quello che non riesce a capire nel “purgatorio della sua mente, luogo da cui dopo esservi transitati, i pensieri in breve tempo finivano nei cassetti inaccessibili della sua memoria”. Quando ci si arruola in qualcosa si pensa sempre di trionfare sulla merda in quindici giorni, ma in realtà non si finisce mai. Merda o grandeur, per lui! Niente compromessi.

Il padrino è un uomo acuto e molto egocentrico “qualunque posto non goda della sua presenza gli sembra un luogo desolato.
Mente con facilità e con piacere. Si sente completamente a suo agio nel farlo”.
Sa tutto dell’arte dell’investigazione, è un ex poliziotto corrotto. Eppure si guadagna presto le simpatie del lettore. Il suo motto:”Per tenere in piedi una menzogna non c’è niente di meglio di un supporto veritiero.”

Arriverà a risolvere il caso, ma preceduto da suo nipote Marc.

Pierre Relivaux, marito della cantante lirica. “E’ un uomo coscienzioso, caparbio, per niente originale almeno all’apparenza. Mediamente calvo, mediamente grasso, mediamente simpatico. Un uomo a metà. Non troppo difficile da manovrare”. Cade miseramente nelle semplici trappole che gli tendono. “E’ anche mediamente idiota. Non era tipo da rimanere a letto a poltrire. Era un convinto fautore della volontà, una razza un po’ rompipalle”.

Ma vogliamo parlare della “topaia”? E’ la casa in cui i tre “evangelisti” si sono adattati a vivere, in modo originale e creativo. Occupandone un piano ciascuno.
“L’ordine cronologico prima di tutto.” … 😀

“Al piano terra l’ignoto, il mistero primordiale, le stanze comuni.
Al primo piano, vago superamento del caos, qualche modesto tentativo, l’uomo nudo si raddrizza in silenzio”..
…. (Mathias che non ama la biancheria intima e le scarpe, che non ha mai freddo in quel corpo bianco da nordico. Esperto di preistoria, tutto il suo essere è in sintonia con il periodo prelinguistico.)
“Mathias e la sua saggezza millenaria, la sua vivacità animale risale alle ultime glaciazioni. Mathias che certe volte sapeva mettere in atto delle forme silenziose e puntuali di conforto che lui neanche considerava, tanto erano semplici”. Come non amarlo?….

“Risalendo la scala del tempo (…..) scavalcata l’antichità, l’agevole ingresso nel secondo millennio, i contrasti, gli stenti e gli ardimenti del Medioevo”. (Marc, studioso di storia medievale.)

“Al piano superiore, il degrado, la decadenza della contemporaneità. (Lucien spesso ubriaco) che con la sua vergognosa Grande Guerra (di cui si occupa come storico) chiude la stratigrafia della Storia …e della Scala.
Ancora più su il padrino, in un modo tutto suo porta avanti lo scardinamento del presente”.

Mitica la scena in cui portando su a braccia l’amico sbronzo, Marc conviene che “sarebbe certo più comodo sistemarlo al primo piano, ma non si può mica sconvolgere la cronologia rovesciando la stratigrafia della scala! La scala del tempo è tutto quello che ci resta. Vuoi buttare all’aria la tromba delle scale, che è l’unica cosa che abbiamo messo in un qualche ordine?”
“Hai ragione -disse Mathias- dobbiamo portare la Grande Guerra al terzo piano”.
“Siete uno più sbronzo dell’altro -interviene il padrino- e gradirei che trascinaste San Luca fino allo strato cronologico che gli spetta, per potermi ritirare negli ignobili quartieri dei tempi che corrono, dove risiedo”.

Ecco, questo dettaglio mi è sembrato semplicemente meraviglioso, qualsiasi sia alla fine il giallo  che si intreccia sullo sfondo!….

Xmery.