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Tra le cose belle che ti possono (attenzione, ho detto “possono”!…) capitare in ospedale è un buon compagno di stanza e di sventure. Io ne ho avuta una che non ne voleva sapere di aspettare al terzo giorno per risorgere dai morti: un’ora dopo l’intervento si è voluta mettere il pigiama, dopo due si è voluta alzare per andarsi a fumare una sigaretta fuori in fondo al corridoio. Era una veterana della chirurgia, nonostante fosse ancora molto giovane: mi ha mostrato tutte le sue numerose cicatrici con la serietà e l’orgoglio di un marine. Sapeva tutto di ospedali, operazioni e malattie. Ho ascoltato ogni dettagliatissima spiegazione con divertimento ma anche con genuina curiosità, 😀 visto che io di fisiologia medica so solo quel poco che mi preme al momento e mi dimentico subito dopo quello che ho appreso! 😀 Sorridevo all’idea che un estraneo ai lavori potesse trattenere così tante informazioni mediche e al tempo stesso ascoltavo con un misto di ammirazione quel donnino minuto che dopo aver conseguito la licenza media, sciorinava tanto sapere con estrema disinvoltura e padronanza! 😀

Ma il momento in cui sono riuscita davvero ad apprezzarla a pieno, in tutte le sfaccettature della sua rocambolesca competenza, 😀 è stato l’ultimo giorno di degenza, quando lei- preoccupata per me!- mi fa, con l’affettuoso rimprovero di una che la sa lunga: “Marì, fatti vedere subito quel braccio, non vedi che la vena è andata? Se ti fa male, rischi una “febbrite” Marì!….            Grazie, Francè! 😀

 

Xmery.