Tag

, , ,

La notizia di massacri, da questa o quell’altra parte ormai non ci scuote più di tanto, ci indigna per pochi minuti e poi siamo propensi a passare oltre. Siamo diventati talmente insensibili che spesso ci permettiamo il lusso e il vezzo di intavolare animate discussioni sul dove stia la ragione e dove il torto, davanti ai morti; ci infervoriamo mettendo sul tavolo le nostre idee politiche, parteggiando per l’uno o per l’altro, …davanti alla violenza, al soppruso, alla brutalità. Come se la barbarie non fosse barbarie e basta, punto. Come se questo non fosse sufficiente  a farci prendere posizione. No,…. se la violenza è da parte dei nostri favoriti, non è più la stessa cosa,…la giustifichiamo, come le peggiori madri verso i propri figli. Se la barbarie appartiene all’avversario, allora non perdiamo l’occasione per fare proselitismo, per dar voce al nostro credo! Ogni volta che “tifiamo” per qualcosa che contrappone qualcos’altro, che sia una squadra di calcio, che sia un dio, una causa o una popolazione coinvolta in un conflitto….siamo già noi stessi dentro a una guerra, a un conflitto,….e la nostra sensibilità muore, muore la capacità di comprendere le ragioni dell’altra parte.

Per questo motivo ho rinunciato da tempo a far parte di qualsiasi categoria, quella dei buoni vs i cattivi, quelli che sanno tutto vs gli incompetenti, i credenti vs gli atei, gli etero vs gli omo, le destre vs le sinitre, il nord e il sud, persino lo sport mi fa quasi orrore…. Spesso mi si accusa di qualunquismo. No, io sono fortemente schierata. In che cosa credo? Credo che la violenza sia aberrante da qualsiasi parte provenga, credo che dovrebbe lasciarci disgustati, con una voglia prepotente di estirparla, da qualsiasi parte provenga.

Troppe parti del mondo sono insanguinate, alcune lontanissime altre sotto casa, ma la violenza, il cinismo, la sopraffazione è sempre una, sempre la stessa. Che sia un gatto preso a calci per ridere, che sia un popolo reso schiavo in un campo di concentramento sotto gli occhi ciechi del mondo, che sia una bomba che esplode in un villaggio, o una bambina sposa di un marito padrone, una puttana presa a calci e derubata in un vicolo, un bambino non voluto, privato del suo cibo, l’amore, un cane costretto alla catena, una donna nascosta dal velo agli sguardi maschili…. e lapidata per il suo peccato originale,…

Tutto questo  dolore non dovrebbe lasciarci dubbi, la violenza è violenza, la barbarie è barbarie e come tale dovrebbe suscitarci disgusto, senza entrare nel merito, …a priori.

Un uomo che riesce a commettere atti di barbarie è un’umanità perduta, uno zombie, vivo della sua stessa morte. Se non abbiamo più la capacità di aborrire la violenza sin dal profondo del nostro essere…. significa che siamo già morti anche noi, o per lo meno lo è la nostra parte più viva e sensibile.

Xmery.

A silenzioso commento del video vergognoso, che circola sul web da due giorni, senza decoro per i morti, morti ammazzati dalla disumanità dell’uomo:

 

 

Another head hangs slowly,

Child is slowly taken.

And the violence caused such silence:

Who are we mistaken?

But you see, it’s not me,

it’s not my family!

In your head, in your head they are fighting!

With their tanks and their bombs

and their bombs and their gungs

In your head, in your head they are crying

In your head, in your head

Zombie, zombie, zombie

What’s in your head, in your head?

Zombie, zombie, zombie!

Another mother’s breaking

heart is taking over…

When the violence causes silence

we must be mistaken….

It’s the same old theme since 1916!

In your head, in your head they’re still fighting!

With their tanks and their bombs

and their bombs and their gungs

in your head, in your head they are dying!

 

Zombie- The Cranberries (from ‘No need to argue’ 1994)